dal Quartiere n° 35 - Questione foibe : il mito e la storia

 

Le foibe sono cavità naturali, voragini della catena rocciosa del Carso, che si estende in Italia nella regione del Friuli Venezia-Giulia, continuando in Croazia nelle regioni dell’ Istria e della Dalmazia.

 

Durante la seconda guerra mondiale le foibe sono state usate in svariati modi per occultare cadaveri o per disfarsene per motivi igienici per evitare il diffondersi di epidemie.

 

Si presume che siano state usate: dai fascisti italiani e dai nazisti per gettare cadaveri di oppositori politici; dai partigiani per gettarvi cadaveri di criminali di guerra; per regolamenti di conti in genere; per gettare corpi di soldati e partigiani morti nelle battaglie. Addirittura animali morti, munizioni e rottami bellici.

 

Questi usi però sono stati sporadici, episodici, non è stato riscontrato un unico fenomeno di uso delle foibe, ma una serie di fenomeni del tutto distinti tra di loro che hanno come elemento accomunante semplicemente il fatto che si sono svolti nel corso o in conseguenza della seconda guerra mondiale.

 

Nell’immaginario collettivo però, quando si parla di foibe ci si riferisce unicamente al presunto “genocidio” che l’esercito Jugoslavo di Liberazione avrebbe compiuto verso gli italiani nel liberare le zone carsiche  dall’occupazione nazifascista.


Viene raccontato che i partigiani jugoslavi avrebbero gettato migliaia se non addirittura decine di migliaia di italiani nelle foibe, per il solo motivo di essere italiani, e quindi solo per motivi etnici. Inoltre negli anni seguenti li avrebbero spinti ad un esodo epocale dalle loro terre. Niente di più falso e mistificatore.

 

La verità è che ci sono state molte persone,  italiane e non, che sono state processate e successivamente condannate a morte dai partigiani Jugoslavi  in quanto riconosciuti come criminali fascisti. Tra questi figurano uomini della Repubblica di Salò, della Guardia di Finanza, della Polizia Civica, alcuni civili collusi col nazifascismo, qualche “partigiano” dell’ambiguo CLN Triestino (che all’arrivo dei partigiani Jugoslavi a Trieste,  ordinò di sparargli contro in quanto comunisti).

 

Questi criminali giudicati e condannati da regolari tribunali jugoslavi, furono internati nei campi di prigionia o condannati a morte.


Nessuna esecuzione sommaria, nessuna uccisione di massa di italiani “solo perché italiani”. Tant’è vero che i partigiani di Tito hanno lottato spalla a spalla con molti italiani che si sono arruolati nelle loro fila. Nella politica titina c’era l’intenzione di garantire ogni minoranza nei propri territori (infatti dopo la morte di Tito sono scoppiate le guerre etniche in jugoslavia)

 

Certamente, come detto, vi furono condanne mirate verso coloro che si erano macchiati di crimini e avevano collaborato con il nazifascismo. Le liste dei condannati ci sono, alcuni poi risultano tornati vivi in Italia, di altri non se ne conosce la sorte in quanto sarebbero morti nei campi di prigionia o condannati a morte.

 

Ora passiamo alla amnesie e al revisionismo di casa nostra:

 

Il pozzo o “Foiba di Basovizza” è stata dichiarato monumento di interesse nazionale. Eppure le salme recuperate da questo pozzo sono 20 e appartengono a soldati tedeschi.

 

In più l’unico infoibato per vendetta sommaria, risulta essere Mario Fabian, che si arruolò volontario nell’Ispettorato di pubblica Sicurezza diretto dal famigerato commissario Collotti a Trieste. Era un torturatore ed era conosciuto per usare la corrente elettrica negli interrogatori. Per queste sue azioni era stato condannato a morte da una sentenza emessa dal Distretto militare per l’Istria, e i partigiani che lo uccisero ammisero di averlo gettato nel pozzo di Basovizza a Trieste.

C’è da dire che quando si va a  onorare le vittime di questa foiba bisognerebbe conoscere la loro storia…

La data del 10 febbraio è stata dichiarata dallo Stato italiano “La giornata del ricordo delle vittime delle foibe”, con riconoscimenti e medaglie ai parenti dei  presunti “infoibati”. Tra il 2006 e il 2008 ad esempio, sono state consegnate 118 medaglie, vediamo a chi:

63 appartengono  a formazioni militari, di Polizia o della Guardia di Finanza; 55 a civili.

Entriamo nei particolari: 11 Finanzieri, 2 Carabinieri, 9 poliziotti, 2 Polizia economica (istituita dai nazisti come forza antipartigiana), 1 dell’ aviazione, 4 dell’esercito, 3 della Repubblica Sociale Italiana, 1 guardia civica (Forza istituita dai nazisti per i rastrellamenti), 3 camicie nere, 1 brigatista nero ex squadrista, 6 della Guardia Nazionale Repubblicana, 20 della milizia di difesa nazionale (formazione collaborazionista nel territorio della RSI), 22 delle milizie per conto dei nazisti, 1 squadrista della prima ora….

Il 73% dei riconoscimenti è andato a formazioni collaborazioniste, militari e non…

Questi dati non hanno bisogno di commenti.

 

L’unico genocidio che conosciamo è quelli fatto dai nazifascisti contro gli ebrei, gli slavi, i rom, gli omosessuali; gli eccidi che conosciamo sono quelli di  Sant’ Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, Marzabotto ecc.. fatte dai fascisti. Le deportazioni e le uccisioni su base etnico razziale rimangono pratica nazifascista. Come del resto la devastazione dei villaggi, l’uccisione di innocenti, lo stupro delle donne, le torture.


In questo modo si è ammazzata la verità storica. Se ne vuole creare un’altra che viene portata avanti da alcuni storici e giornalisti revisionisti, ex fascisti, irredentisti e anti-slavi raccontata già dal 1943 per alimentare una campagna antislava e anticomunista. E anche per criminalizzare la lotta partigiana. Ma anche dalle forze di sinistra.

 

Questi sedicenti storici tendono a delegittimare la Resistenza e a parificare i repubblichini ai partigiani, i carnefici e i perseguitati. Dimenticano che una pacificazione c’è già stata con l’amnistia di Togliatti che intendeva chiudere con le questioni del passato.

 

Ma per la destra post-fascista tutto ciò non è sufficiente. Non è stata sufficiente l’amnistia, cioè il perdono dei crimini commessi: ora la destra vuole la riabilitazione, la legittimazione per quello che è stato fatto dal fascismo, anche sotto gli ordini di Hitler.

 

Noi non ci stiamo e lo denunceremo sempre.

 


Per scrivere l’articolo sono stati usati i seguenti testi:

Operazione Foibe tra storia e mito – Claudia Cernigoi

Foibe revisionismo di stato e amnesie – convegno con gli storici Claudia Cernigoi, Sandi Volk, Alessandra Kersevan, Luka Bagdanic.

 

 
apericena Chico Malo venerdì 17 maggio‏

 


Venerdì 17 Maggio il Centro di Quartiere Chico Malo organizza presso ilTeatrofficinaRefugio, scali del Refugio 8:

Serata benefit per le spese legali per i processi al movimento NO TAV

Dalle ore 20

Aperitivo-cena e buffet musicale con il Coro Garibaldi d'Assalto - canti di lotta con Pardo Fornaciari


alle ore 21.30


Dibattito su Movimento NO TAV e repressione - ne parliamo con Antonio Ginetti autore del libro "Per la conquista della libertà" - Cronaca dell'esperienza di un militante coinvolto suo malgrado nell'inchiesta per la criminalizzazione del Movimento NO TAV



a seguire

musica con i COMPAGNI CUGI DJ

 
Il Quartiere numero 36 (Marzo - Aprile)

 

 

Clicca e scarica le pagine de Il Quartiere n° 36:

 

 

 
dal Quartiere n° 36 - 25 aprile – 1° maggio in Fortezza Nuova La storia dei festeggiamenti e delle denunce

 

 

 

E’ ormai una tradizione consolidata quella di festeggiare le date che vanno dal 25 aprile al 1° maggio all’interno della Fortezza Nuova.
Eppure è dal 2008 che il parco più bello e grande della città è stato chiuso dall’amministrazione comunale per motivi di inagibilità e sicurezza.
I lavori per metterla a norma e riaprirla, non si sa quando sono iniziati e quando finiranno. Non parliamo solo della Sala degli Archi, ma dell’intero parco. Inoltre si sono sprecate le dichiarazioni del Sindaco che lamentava la mancanza di fondi di finanziamento per i lavori e faceva intendere la possibilità di affidare la gestione ad un privato. Noi ci siamo sempre opposti a quest’ultima ipotesi perché quello è un parco pubblico e tale deve rimanere: gratuito e accessibile a tutti. Anzi noi abbiamo proposto più volte che diventasse un parco attrezzato con strutture fisse a disposizione di chiunque ne facesse richiesta, inserendolo in una proposta del “progetto” cosiddetto partecipativo Pensiamo in Grande.
Nonostante i lavori per riaprirla e metterla a norma vadano molto a rilento, ogni anno la Fortezza è stata riaperta e pulita a cavallo del 25 aprile e del primo maggio, da gruppi di giovani dei Centri Sociali, dei sindacati di base, associazioni e singoli cittadini.
Anche noi abbiamo partecipato a queste iniziative, che hanno visto dal 2001 in poi organizzare giornate di festa, riflessioni, commemorazioni e dibattiti.
Queste date che vengono festeggiate in ogni città d’Italia con feste paesane, nella nostra città sono completamente dimenticate, soprattutto il primo maggio.
Negli anni abbiamo provato a chiedere autorizzazioni formali per l’uso del parco per ricordare queste importanti date, ma le risposte sono sempre state negative o sono state fatte richieste assurde. Il tutto si svolgeva quindi sempre in un regime di occupazione teso anche alla sensibilizzazione e alla richiesta di riapertura della Fortezza. La stessa festa di Liberazione organizzata anni fa in fortezza non aveva alcuna autorizzazione. Con un silenzio assenso si lasciava che si svolgessero tali celebrazioni senza che nessuno se ne assumesse la responsabilità.
Solo nel 2009 i movimenti hanno avuto l’autorizzazione ad organizzare un’iniziativa di 10 giorni sul prato esterno. Il risultato è stato di 4 multe da 1.000 euro a carico degli organizzatori che dopo un ricorso sono state annullate dal giudice. A ciò si è aggiunto un decreto penale di condanna a chi aveva firmato i fogli per la richiesta di autorizzazione.
La beffa più grossa è arrivata quest’anno e fa riferimento alla festa in Fortezza del 2010: ben 20 decreti penali di condanna di 5.100 euro ciascuno per un totale di oltre 100.000 euro!!!! Ci sembra veramente paradossale che in questa città non si possano festeggiare due date importanti come il 25 Aprile e il 1° Maggio e che la Fortezza rimanga inaccessibile ai cittadini. Ovviamente le persone colpite da questi provvedimenti faranno ricorso poiché non è possibile essere condannati ingiustamente e senza motivo, senza neanche aver subito un processo.
In questi giorni sui giornali si parla di una riapertura della Sala degli Archi, speriamo sia il primo passo per poter usufruire nuovamente di quegli spazi pubblici. Anche quest’anno le celebrazioni si svolgeranno all’interno della Fortezza con l’organizzazione di dibattiti, momenti di festa e riflessione dal 25 al 28 Aprile.**

**si è deciso di svolgerli all'ex caserma occupata , visto che in quei giorni era prevista l'inaugurazione della sala degli archi

 

 
dal Quartiere n° 36 - 25 aprile 1945 : LA LIBERAZIONE ! Revisionismo storico e memoria storica

 

 

Il revisionismo storico è un'illegittima manipolazione della storia per scopi politici, e negli ultimi venti anni ha preso sempre più piede, diventando pratica non solo della destra fascista, ma purtroppo anche di una sinistra moderata e democratica nata nella “seconda repubblica”, e avviata a distruggere lo stato sociale e la Costituzione nata dalla Resistenza partigiana. Tutto nell’ottica di una demagogica e un’improbabile riappacificazione col passato, tra vinti e vincitori, tra vittime e carnefici.

Il caso forse più famoso in Italia è quello di Giampaolo Pansa, giornalista, ex partigiano, che col nuovo millennio passa all’estrema destra dei negazionisti, più che dei revisionisti. Il suo libro più famoso in quest’ottica è Il sangue dei vinti pubblicato nel 2003, che racconta degli anni subito successivi la Liberazione in cui molti ex-fascisti riciclati furono giustiziati da ex partigiani (e non solo). Vittime, secondo l’autore, che però ben si guarda di raccontare cosa avevano fatto queste “vittime” quando erano al potere.
Il revisionismo storico tende a non contestualizzare i fatti di cui si parla, ma dà un’interpretazione per lo più emotiva.

E’ bene quindi ricordare sempre che la Resistenza fu un moto di popolo, frutto di una reazione spontanea e largamente diffusa. Ebbe molte forme, non solo quella dei partigiani sulle montagne; resistenti furono anche i civili che li aiutarono, i militari che passarono alla Resistenza dopo l’ 8 settembre 1943, e i prigionieri di guerra che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò.
E’ bene ricordarlo in questo mese di aprile, dedicato alle celebrazioni della Resistenza, di stare sempre attenti ad un revisionismo storico che mira a riscriverla sui bisogni dei nuovi potenti . La storia è un’azione di ricostruzione lenta e paziente, va arricchita ogni giorno di nuovi approfondimenti, di nuove testimonianze; ma ciò non ha nulla a che vedere con un improponibile revisionismo e con una riscrittura che stravolge il corso degli eventi. Per questo è importante celebrare il 25 aprile, anniversario della Liberazione.

I valori della Resistenza e dell’antifascismo sono le fondamenta della Costituzione italiana.
E la memoria dell’orrore della guerra, e della dittatura fascista è un patrimonio comune di tutti . La Resistenza è uno dei tasselli cruciali dell’idea nazionale; non un mito da sfatare, né il vessillo di una fazione, bensì la reazione delle coscienze alla sfida contro i valori e la dignità dell’uomo.
La Resistenza è composta da chi prese le armi in pugno, partigiani, soldati, militari che seguirono l’impulso della propria coscienza; ma anche da gente comune, cittadini che aiutarono e soccorsero feriti, fuggiaschi, combattenti, esponendosi a rischi elevati; e anche da coloro che furono  prigionieri nei campi di concentramento in Germania , e chi rifiutò di collaborare con i nazi-fascisti.

Il lavoro della memoria presuppone la giustizia, non per spirito di vendetta, ma per riaffermare i fondamenti della nostra storia.
Il problema più grosso è che in Italia non esiste una memoria condivisa, perché non c’è mai stato un taglio netto col passato, una “epurazione” di tutti quelli che avevano sostenuto il regime fascista. L’amnistia di Togliatti nel 1948 libera molti criminali di guerra e li ricicla nelle istituzioni. I giudici dei tribunali e delle corti rimangono gli stessi dell’epoca fascista, e quindi perseguitano i “reati” dei partigiani molto di più dei crimini fascisti. Persino i questori e i prefetti rimangono gli stessi in molti casi.

E nel 1946 nasce il Movimento Sociale Italiano, fatto sconcertante in quanto per la nostra Costituzione era reato costituire un nuovo partito fascista. Come ricorda una scritta fatta sul muro della Fortezza Nuova molti anni fa e che nonostante i restauri e il tempo riaffiora sempre : “MSI fuorilegge”…

 

 
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