dal Quartiere n° 30 - Un po' di storia di Livorno : La fucilazione del partigiano Oberdan Chiesa 29 Gennaio 1944


 

 


Nome del volontario: CHIESA OBERDAN

Nome di battaglia: Ninì, Nicola Gonzales

Luogo di nascita: Livorno

Appartenenza politica: Comunista

Battaglione/Brigata: Colonna mobile catalana Libertad (Centuria G. Sozzi), XII Brigata internazionale (Battaglione Garibaldi, compagnia di Stato maggiore), XII Brigata internazionale (Brigata Garibaldi), Marina da guerra

Campo di internamento: Argeles, Gurs, Mont Louis, Vernet

Professione: Portuale, manovale

Biografia: Nato il 11/9/1911 a Livorno da Garibaldo e Ada Cini. Frequenta le scuole elementari. Svolge il servizio di leva in marina, congedato dalle armi, diventa membro dell'organizzazione comunista clandestina e per questo ricercato dalla polizia fascista, Oberdan Chiesa espatriò: in Algeria a Bone lavora come edile fino all'espulsione nel 1935; in Francia a Marsiglia presso Leo Franci lavora come scaricatore di porto; alla fine del 1935 è ad Ajaccio in Corsica dove lavora in una fabbrica e poi come sguattero in un ristorante, vivendo insieme al fratello Mazzini (è segnalato già nel luglio 1935, ma probabilmente si tratta di un errore dovuto alla confusione frequente fra i due fratelli). Iscritto in Rubrica di frontiera. Nell'agosto 1936 arriva a Barcellona da Grenoble (Isère) con lasciapassare falso intestato a Nicola Gonzales e alloggia alla caserma "Carl Marx"; è tra i primi volontari in Spagna, arruolato nella centuria Gastone Sozzi come mitragliere nelle Brigate Internazionali. Ferito in combattimento alla Casa del Campo, l'antifascista italiano, dopo essere stato curato, entrò a far parte della flotta repubblicana. Passato in Francia dopo lo scioglimento delle Brigate Internazionali, Chiesa fu internato con i suoi compagni nel campo di Vernet, dove rimase sino all'occupazione della Francia da parte delle truppe naziste. Consegnato alla polizia italiana, Chiesa fu confinato a Ventotene. Liberato dopo la caduta di Mussolini, poté tornare a Livorno, dove, subito dopo l'8 settembre 1943, si diede ad organizzare la Resistenza. In seguito è partigiano, assegnato al Comando militare di Livorno il 30/9/1943 come comandante di un distaccamento col grado di sottotenente; l'1/1/1944 è nominato commissario politico di brigata. Arrestato in seguito a un'imboscata, viene rinchiuso nelle carceri Don Bosco a Pisa. Il 29 gennaio del 1944, per ritorsione dopo un'azione dei partigiani (che, a Rosignano Solvay, avevano ferito a rivoltellate il maresciallo collaborazionista Nannipieri, comandante della locale Stazione dei carabinieri, e un suo sottoposto, che sarebbe deceduto tre mesi dopo), Oberdan Chiesa fu prelevato dal carcere "Don Bosco". Portato sulla spiaggia di Lillatro, a Rosignano Solvay, Chiesa, vi fu fucilato per rappresaglia da un plotone misto di CC e di GNR (fascisti repubblichini). Al sacerdote che insisteva perché pregasse rispose: "Io rispetto le sue idee, lei rispetti le mie".

A Livorno si costituisce in suo onore il Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa, poi diventato la III Brigata Garibaldi Oberdan Chiesa che liberò Livorno il 19 Luglio 1944. Insignito di medaglia d'argento alla memoria. Subito dopo la Liberazione di Livorno, gli abitanti del Comune di Rosignano Marittimo hanno intitolato a Chiesa una strada e hanno collocato presso il luogo dell'esecuzione un cippo in memoria; in seguito, nella stessa località, è stato eretto un monumento. Anche Livorno ha intitolato una strada in suo onore.

Presso il luogo dell'esecuzione un cippo reca la scritta: "QUI/ IL 29 GENNAIO 1944/ FU TRUCIDATO DAI/ FASCISTI REPUBBLICANI/ OBERDAN CHIESA/ COMBATTENTE EROICO/ IN SPAGNA E IN ITALIA/ PER LA CAUSA DEL PROLETARIATO/ IL POPOLO DI ROSIGNANO/ NEL 1° ANNIVERSARIO/ DEL SUO SACRIFICIO"..

 

 
dal Quartiere n° 30 - I problemi del quartiere : i negozi che chiudono

 

I PROBLEMI DEL QUARTIERE: I NEGOZI CHE CHIUDONO

 

Altri negozi nel mese di dicembre hanno cessato l’attività. Il macellaio di Via Terrazzini, l’emporio “Gran Bazar”  di Via della Pina d’oro e il negozio di abbigliamento “Di tutto un pò” di Via Terrazzini. Abbiamo intervistato questi ultimi due per capire i motivi della crisi dei negozi.

Simonetta titolare del Gran Bazar :

“Una delle cause per cui chiudo sono le spese troppo alte di gestione legate a un aumento dell’affitto di circa 100 €, che sommate agli extra che ci sono ogni mese, diventano ingestibili. Inoltre c’è poco passaggio di persone e i clienti che si trasferiscono in un’altra zona non tornano a comprare da me perché ormai abitano lontano. I vigili urbani inoltre sono sempre a fare multe, ci sono grossi problemi di parcheggio e non essendo zona di passaggio è frequentata prevalentemente dai residenti. I turisti non ci sono, solo il sabato, ma vengono per andare a cena al Sottomarino. Altri negozi hanno chiuso negli anni, dal pescivendolo, alla formaggeria, e quello di frutta e verdura. Per me la crisi è iniziata quest’estate e a Settembre c’è stato il crollo delle vendite. All’inizio quando ho aperto non era così. Anche i centri commerciali a causa dei prezzi più bassi che fanno, hanno pesato sulla crisi del mio negozio e oggi resiste chi non ha un affitto da pagare e chi non ha preso prestiti per gestire l’attività. Io sono residente nel quartiere, in Piazza Garibaldi, accanto al Chico Malo e da residente dico che sarà desolante vedere i negozi chiusi e che i rioni, quelli veri, sono lasciati morire. Invece andrebbero fatti vivere con delle bancarelle, dei giochi per i bambini, trovare il modo di far girare la gente per il quartiere. Grossi problemi di convivenza e sicurezza non ci sono, sicuramente gli anziani li percepiscono maggiormente. Invece grazie anche alle campagne di terrore del Tirreno e all’assenza di una politica di riqualificazione della zona, si alimenta lo spopolamento. Anche piazza Garibaldi andrebbe riqualificata. Potrei anche chiedere la gestione di una baracchina, ma soltanto se ci fosse la sicurezza di un vero cambiamento, non che rimanga tutto così abbandonato a se stesso. Andrebbe creato un vero mercatino delle pulci,  che sarebbe un’attrazione anche per i turisti, ma dovrebbe essere aperto tutto il giorno e la piazza dovrebbe essere più illuminata e più pulita. Il 31 Dicembre chiudo l’attività e dovrò trovare un altro lavoro per pagare tutte le spese di gestione e di chiusura.”

Cinzia titolare del negozio Di tutto un po’ :

“I margini di guadagno sono diventati molto bassi, ho pochi clienti e poco smercio. Ho l’attività da 21 anni, inizialmente in fondo a Via Terrazzini, negli ultimi 10 anni siamo stati qui dove sono ora. Prima le strade del quartiere erano più vive, e anche se è sempre stato un quartiere popolare dove girano pochi soldi, oggi con la crisi il problema è più accentuato. In più gli abitanti brontolano per tutto, anche per le iniziative carine: ad esempio quando Don Medori per la festa di Sant’Andrea ha fatto il mercatino, la gente brontolava perché non poteva parcheggiare, e anche ora che ci sono le giostre in piazza della Repubblica, i residenti si lamentano per la confusione.  Per chiudere in regola mi toccherà prendere un prestito per pagare le cose in affitto e le varie spese di chiusura. Ho intenzione di aprire una nuova attività di pizza a taglio in centro perché credo che il settore alimentare sia l’unico che ancora tira. Non ho ancora gli anni per andare in pensione, quindi devo lavorare. Le prime mazzate le abbiamo avute con l’apertura di Tezenis, negozio di intimo che ha una immagine e un marchio, e poi il negozio di abbigliamento Oviesse. Tutto è però precipitato con l’apertura dell’Ipercoop e dei negozi di Porta a Terra. Credo che ci sia stata una chiara volontà di spostare tutto il commercio laggiù per favorire l’Ipercoop. Lo abbiamo visto da come agivano i vigili che facevano multe anche a chi si fermava poco tempo per venite ad acquistare nella zona. Fino al 2003 (apertura Ipercoop) c’erano tantissimi negozi nel quartiere e tutti lavoravano, c’erano molti fornai e macellai, il lavoro non mancava per nessuno. In seguito è stato necessario , per reggere la concorrenza, puntare sulla qualità delle merci. Non era possibile concorrere sui prezzi  e come piccoli commercianti non abbiamo avuto nessun aiuto o occhio di riguardo da parte del Comune. In via della Pina d’Oro sta chiudendo tutto, l’unico posto dove gira gente è nel mercatino di Piazza Garibaldi. Se lo levano per il commercio in questo quartiere sarà la fine. Magari lo riqualificassero invece di chiuderlo.”

 
Il Quartiere Numero 30 (dicembre-gennaio)

 

 

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Iniziativa pubblica: venerdì 23 dicembre 2011 Piazza Garibaldi

 

 

In una situazione di crisi economica gli ambulanti e gli spuntisti del mercatino mattutino di piazza Garibaldi rischiano di essere “licenziati” a causa dei progetti di riqualificazione della piazza proposti dall’amministrazione comunale . Il mercatino di piazza Garibaldi deve essere integrato nei progetti di riqualificazione e non cancellato. Si deve regolarizzare tutti gli spuntisti e ampliare il mercatino e diversificare le  merci vendute.

La nostra risposta sarà un’iniziativa di solidarietà per rivendicare il diritto a poter restare in quella piazza, lavorare, fare festa e creare socialità.

 

PER DIRE NO alla cancellazione del mercatino rionale di piazza Garibaldi

PER DIRE SI alla riqualificazione della piazza che tenga conto e valorizzi il mercatino che c’è già

PER SOLLECITARE la riapertura delle baracchine abbandonate

 

 

Centro di Quartiere Chico Malo e gli ambulanti di piazza Garibaldi

 
Il Quartiere Numero 29 (novembre)

 

 

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