dal Quartiere n° 17 - Un po’ di storia di Livorno…Con gli Arditi del Popolo di Livorno PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

di Dino Frangioni tratto da Il prezzo della libertà, a cura dell'ANPPIA. Roma, 1958  

Pubblichiamo questo racconto il cui autore è Dino Frangioni, uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921; uno dei principali organizzatori di quell’originale movimento di resistenza al fascismo, chiamato appunto, Arditi delPopolo;  uno dei  maggiori organizzatori del  movimento  partigiano  della  nostra  provincia;  comandante  del  X  distaccamento  “Oberdan Chiesa”  della  III  Brigata  Garibaldi. Amato personaggio livornese,spesso dimenticato,ne pubblichiamo un racconto da cui si ricostruiscela storia di resistenza al fascismo nella nostra città.

 Le radici combattive e ribelli in tanti episodi del passato

La resistenza ad ogni forma di sopraffazione,  l’amore per la libertà singola e collettiva, il pensiero democratico, sono sentimenti innati che animano il popolo livornese da secoli. Ne fa fede la storia di questo laborioso e pacifico popolo, sempre ritenuto dai “benpensanti” turbolento e ribelle. Dalle gloriose giornate del novembre 1496, quando i villici labronici trasformati in partigiani delle Repubblica Fiorentina e guidati da un contadino di 27 anni, Guerrino della Fonte di Santo Stefano, dalla sua fidanzata Giovanna e dal cognato Nardo di Montenero, tennero testa e alla fine cacciarono le orde comandate dallo stesso imperatore tedesco Massimiliano, fino alle epiche lotte del Risorgimento per l’unità nazionale,  per la liberazione delle Due Sicilie dal dominio borbonico e di Roma dal potere dei papi, alla lotta contro il fascismo negli anni1921-22 e dopo, colla partecipazione alla guerra di Liberazione nazionale, sempre i livornesi hanno dato la chiara dimostrazione di sapersi battere per la conquista della libertà e dell’indipendenza.

La lotta armata  al fascismo in forma organizzata

La lotta armata contro il fascismo ebbe inizio, in forma organizzata, nella prima decade del gennaio 1921, alla vigilia del Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano che si sarebbe tenuto appunto a Livorno del 21 di quello steso mese. Apparse chiare le intenzioni dei fascisti che volevano non solo disturbare, ma addirittura impedire lo svolgimento del Congresso, furono create apposite squadre di vigilanza, composte da ex combattenti della guerra 1915-18 iscritti alla “ Lega Proletaria Combattenti”. In questo modo i congressisti poterono svolgere normalmente i lavori e quasi tutti i tentativi dei fascisti di aggredire isolatamente i delegati vennero frustrati dal pronto intervento delle squadre che impartirono dure lezioni agli aggressori. Vista l’efficacia del metodo, il 9 febbraio 1921, in una riunione tenutasi nella sede della “Fratellanza Artigiana” in piazza dei Domenicani, le Squadre di vigilanza, di cui ero stato il responsabile, furono trasformate in permanenti “ Squadre di Azione antifascista”, che più tardi dovevano dare origine agli “Arditi del Popolo” comandate del tenente Dante Quaglierini. Questa fu l’apertura ufficiale, a Livorno, del fronte armato antifascista. Ben presto i gruppi periferici, sia della città che della provincia, furono chiamati a sostenere duri conflitti armati contro le squadracce nere e la polizia che sempre accorreva a dar loro aiuto.

Dalle “squadre di azione antifascista” agli “Arditi del Popolo”

Infatti anche il fascismo andava organizzandosi sempre più e cresceva parallelamente l’appoggio che le autorità porgevano ai feroci manganellatori e somministratori di olio di ricino e benzina, nemici dichiarati del popolo lavoratore e di ogni forma di libertà e giustizia sociale. Le incursioni delle squadracce nere, le cosiddette “spedizioni punitive” di moltiplicavano di giorno in giorno: cooperative, circoli operai, sedi di partiti venivano assaltati , distrutti, incendiati insieme alle case dei cittadini democratici, i quali venivano a loro volta assassinati o, nel migliore die casi bastonati a sangue e “purgati”. Non sempre, però, queste bravate riuscivano: gli Arditi del Popolo erano ovunque pronti ad ostacolarle, a rintuzzarle con le armi in mano, e quando i fascisti si trovavano di fronte a uomini così decisi preferivano rinunciare ai loro criminosi intenti. Molti furono gli antifascisti – in maggioranza comunisti – caduti in queste dure lotte. Eugenio Mazzantini fu ucciso tra i primi, ad opera delle guardie regie, durante una manifestazione antifascista in via Grande. Nell’agosto del 1921 fu la volta di Amedeo Baldasseroni e Averardo Nardi, uccisi a tradimento all’Ardenza dal gerarca fascista Tito Torelli; gli Arditi del Popolo reagirono immediatamente e venne ferito il comandante dei neri Marcello Vaccari. Da tempo i fascisti accarezzavano l’idea di impartire una lezione al Sindaco di Cecina, Ambrogi: organizzarono una spedizione punitiva, giunsero baldanzosi a Cecina e…si trovarono di ronte gli Arditi del Popolo. Il ritorno fu assai meno allegro; lo squadrista Dino Leoni finiva la sua carriera quella sera stessa all’ospedale di Livorno.

La rivolta in via Pellegrini

Il 14 aprile del 1921 ci fu l’assalto alla sede del Partito Repubblicano, in via Pellegrini. Anche in questa occasione la resistenza organizzata mise in fuga i fascisti che abbandonarono sul terreno numerosi feriti. Tutto il popolare rione fu presto in fermento ; la determinazione di liquidare una volta per sempre i briganti neri si faceva strada negli animi esasperati. In prefetto inviò allora urgentemente sul posto i bersaglieri del 3° Reggimento di stanza alla caserma Lamarmora. Ma i bersaglieri si rifiutarono di sparare sulla folla e allora giunsero alcuni autocarri carichi di carabinieri: due cittadini persero la vita e numerosi altri vennero feriti.

I fascisti fiorentini aggrediscono Dino Frangioni in via Grande

Troppo lunga sarebbe la cronaca di tutte le lotte, gli eroismi, le vittorie di quel cruciale 1921: 16 marzo, 15 maggio, 24 luglio, con fierezza, come le battaglie durante le elezioni politiche del maggio e cento e cento altri episodi in cui molti compagni lasciarono la vita costringendo il fascismo a segnare il passo. Il 16 agosto Livorno democratica è in allarme: folti gruppi di fascisti fiorentini sono giunti in città a bordo di numerosi camion per “liquidare i rossi”. Sto passando per via Grande allorchè mi imbatto in una di queste squadracce. Mi circondano e mi impongono di gettar via il distintivo del Partito Comunista che porto all’occhiello della giacca; mi minacciano di morte. Uno dei banditi mi si avvicina per afferrarmi il bavero; un calcio al ventre ben assestato lo manda a gambe all’aria dolorante. Gli altri si fanno sotto minacciosi ma ecco sopraggiungere un gruppo di operai portuali; i fascisti sono caricati e ne nasce una rissa furibonda; i briganti neri stanno ricevendo quel che non avrebbero voluto, ma ecco che accorre in loro difesa, della vicina caserma, le guardie ragie le quali non esitano a sparare.

Lo sciopero generale del 1922 Agosto contro il fascismo

Livorno operaia risponde con un imponente sciopero generale. I fascisti intensificano gli atti di violenza, ma trovano ovunque la resistenza organizzata degli Arditi del Popolo. I conflitti non si contano più; numerosi i feriti; poliziotti, guardie regie e bersaglieri cercano di imbottigliarci in Borgo Cappuccini  per consentire ai fascisti di spadroneggiare nel centro; gli Arditi del Popolo si ritirano nel vicolo dei Vetrai, dove gli avversari non hanno il coraggio di seguirci attraverso l’arco che immette nello stretto vicolo; così, scavalcando i muri di cinta entriamo negli orti e di qui, alla spicciolata, raggiungiamo nuovamente il centro cittadino ritrovandoci in un luogo prestabilito. I fascisti vengono nuovamente assaliti quando meno se lo aspettano e si convincono che l’aria di Livorno non è per loro troppo salutare: risalgono sugli autocarri e se ne ritornano a Firenze. Ristabilita la calma, il giorno 22 lo sciopero ebbe termine.

Agosto 1922, la fine della democrazia e la conquista del Comune

Ma la sorte dell’Italia democratica era quasi segnata. Nell’estate nel 1922 Livorno era ormai una delle pochissime città che manteneva in vita un’ amministrazione comunale di sinistra, con il sindaco socialista Mondolfi. Dal primo al cinque agosto migliaia e migliaia di fascisti giunsero a Livorno da tutte le parti della Toscana per dar l’ assalto al Palazzo Comunale . L’azione era accompagnata dalle autoblindo della polizia. I combattenti antifascisti, molto inferiori di numero e male armati, affrontarono ovunque con coraggio le orde degli aggressori, infliggendo loro molti morti e feriti; da parte degli Arditi del Popolo una sola perdita : quella dell’anarchico Filippo Filippetti. Nonottetempo furono assassinati nello loro abitazioni due consiglieri comunisti, i fratelli Gigli, e il consigliere socialista Luigi Germignani. Le guardi regie contribuirono ad intensificare  l’atmosfera di terrore uccidendo con le mitraglie alcuni passanti tra cui una donna e uhn bambino di 10 anni Bruno Giacobini. Le vicende che seguirono e portarono alla conquista del  comune da parte delle squadracce  capeggiate da  Costanzo Ciano, Dino  Perrone Compagni,  il Prefetto  e il Questore, sono note. Ma la temporanea sconfitta non demoralizzò i livornesi che per tutto il ventennio continuarono la lotta fino alla riconquista della loro libertà.

 

Prossimi Eventi

Non ci sono eventi al momento.

Archivio "Il Quartiere"

Corso Canto Popolare




Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps hosting Valid XHTML and CSS.