dal Quartiere n° 19 - El Chico Malo è sceso in piazza contra la violenza sulle donne PDF Stampa E-mail

 

 

Foto del presidio

 

Venerdì 12 Novembre nonostante la pioggia, c’è stata l'iniziativa che ha visto una folta partecipazione di cittadini residenti del rione Sant'Andrea, sia italiani che stranieri, soprattutto donne, che sono intervenuti in prima persona per dibattere sul complesso problema della violenza di genere. Gli interventi che si sono susseguiti hanno approfondito il tema, sfatando i luoghi comuni e i pregiudizi comunemente diffusi, analizzando la questione anche sulla base dei dati reali provenienti dalle statistiche ufficiali. Presenti anche vari esponenti dell'associazionismo e dei movimenti. Il tema è stato approfondito in un documento che alleghiamo. L'iniziativa ha visto anche la vivace presenza in piazza delle bambine e dei bambini del doposcuola del Chico Malo, accompagnati dai genitori, i quali, insieme alle attiviste, hanno dato espressione alla propria creatività disegnando tutti insieme.


Lo scorso mese con il nostro giornalino eravamo già intervenuti sul tema della violenza sulle donne, prendendo come spunto alcuni episodi recenti. Per continuare questa riflessione abbiamo ritenuto opportuno lanciare un’iniziativa pubblica di informazione e confronto in Piazza Garibaldi, cuore del nostro quartiere, rendendola ancora una volta luogo vivo di socializzazione, incontro e conoscenza. Crediamo così di rispondere al bisogno di comprensione e autotutela delle donne e degli uomini che abitano qui di fronte a un fenomeno che spesso viene trattato in modo superficiale e distorto, generando confusione, pregiudizi e panico. Partendo dai dati reali, vorremo invece dare una visione obiettiva per stimolare le giuste risposte collettive a un fenomeno ampio e grave, che non deve essere mai sminuito o lasciato cadere nell’indifferenza.

 

Non cadiamo vittime nella “demonizzazione” del nostro quartiere operata da una certa stampa lontana dall’informazione corretta: serve solo a fare da sponda alle strumentalizzazioni politiche di soggetti disinteressati ai problemi del territorio. Stupri, abusi e aggressioni accadono in ogni città, in ogni quartiere di Livorno, e spesso questi atti vigliacchi avvengono in casa, in famiglia, sul posto di lavoro o comunque lontano dai riflettori mediatici. Non si tratta dunque di un problema “esclusivo” del nostro rione. Dalla dimensione e profondità del fenomeno si capisce un dato: la violenza subita dal partner, marito, fidanzato o padre che sia, è la prima causa di morte e invalidità per le donne, prima degli incidenti stradali o della guerra (fonte Consiglio d’Europa). Ai casi più eclatanti vanno aggiunti gli abusi minori e quelli che passano sotto silenzio (il 93% delle violenze subite dal coniuge non vengono denunciate): il 31,9% delle donne italiane aveva dichiarato di essere stata vittima di violenza almeno una volta nella vita (fonte ISTAT 2006).

 

Inoltre, la maggioranza degli abusi sono opera di persone conosciute e avvengono in luoghi familiari: il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% sono opera di estranei (fonte ISTAT 2007). Lo stupro in strada o a opera di sconosciuti è quindi l’eccezione, anche se invece a causa dei mass media, la gente ha l’opposta percezione. Non dobbiamo dunque avere paura di uscire di casa; dobbiamo vivere le strade e le piazze del nostro rione, di giorno e di sera. Molestatori e violenti prediligono i luoghi dove la gente vive chiusa in casa, non è curiosa di conoscere i propri vicini, non esce e non frequenta botteghe e locali del proprio quartiere. Silenzio, isolamento nella vita privata, diffidenza e indifferenza sono i migliori alleati di tutto ciò che minaccia una donna. Vita, socialità, condivisione e solidarietà sono invece l’unica vera fonte di sicurezza sociale.

 

Prendiamo poi gli ultimi quattro casi che hanno avuto risalto a Livorno: c’è l’italiano che ha quasi ucciso la propria compagna russa (e che era uno dei volontari delle “ronde” lanciate della lista Lo Porto); c’è l’aggressione sessuale tentata da un italiano su un’italiana fuori da un bar; ci sono le molestie e gli abusi compiuti da un immigrato su una immigrata in piazza Garibaldi; c’è infine il triste caso della giovanissima ragazza con problemi di droga violentata da due stranieri. Già da questo campione parziale, una cosa è chiara: l’uomo violento non ha colore. Gli autori di violenze sono sia italiani che stranieri, e questo vale anche per le vittime (anche se, per ovvi motivi, la donna immigrata è la meno tutelata). Contrariamente al pregiudizio diffuso, la violenza di genere non è riconducibile a etnie o nazionalità particolari: non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri (fonte ISTAT 2007).


Detto questo, non dobbiamo sottovalutare il problema, ma trovare gli strumenti giusti per dire basta a questa oppressione, che prima ancora di essere fisica è psicologica. Le donne devono essere unite, e ribellarsi senza timore a ogni tipo di abuso. La paura è il loro primo nemico: paura di uscire e paura di denunciare; l’indifferenza è il secondo: l’assenza di solidarietà e il silenzio complice; l’intolleranza è il terzo: un problema che dovrebbe trovare tutte le donne, italiane o straniere, unite contro gli uomini violenti, si tramuta in uno scontro tra immigrati e autoctoni in cui prevaleancora la violenza maschile come unico approccio e prendono piede i prepotenti e i fomentatori d’odio.

 

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