dal Quartiere n° 21 - Immigrazione: pregiudizi e luoghi comuni - terza ed ultima parte PDF Stampa E-mail

 

 

continua il viaggio tra i luoghi comuni iniziato nei mesi scorsi…


«Fermiamo gli sbarchi!»

Qualcuno le chiama «carrette del mare», altri, più volgarmente, i «barconi». Eppure solo una piccola parte di immigrati arriva in Italia via mare: questa modalità costituisce un canale di ingresso marginale rispetto al numero di immigrati irregolari presenti in Italia. Dal 1998 al 2007, gli stranieri sbarcati sulle nostre coste variano da 13.000 a 50.000 a seconda dell’anno. La ragione della popolarità di questa immagine risiede nella maggiore visibilità di tale modalità di ingresso regolare. Pochi entrano eludendo i controlli di frontiera. La maggior parte degli immigrati viene in Italia con visto turistico, attraverso un transito regolare dalle frontiere (in particolare orientali), molti, tra l’altro, sono neocomunitari. È questa, e non quella dei clandestini, la componente più cospicua della presenza straniera irregolare. Ma come si diventa clandestini? Quasi tutti gli immigrati che giungono in Italia sono, all’inizio del loro percorso, «clandestini». Altri, lo diventano dopo essere stati regolari. La Caritas segnala che numerosi immigrati iniziano da regolari la loro storia migratoria e finiscono nell’irregolarità, per la complessità e la contraddittorietà di alcuni aspetti della normativa. Alcuni casi sono esemplificativi. Un lavoratore che ha un incidente sul lavoro lo denuncia all'INAIL, è dichiarato inabile al lavoro dall'Asl e avrebbe diritto alla pensione di invalidità Inps. Però, essendo inabile al lavoro, non ha più un contratto di lavoro e non può rinnovare il permesso di soggiorno, quindi diventa irregolare. Ancora: un minore disabile (regolarmente registrato sul permesso di soggiorno dei suoi genitori) al compimento dei 18 anni in quanto inabile al lavoro non può avere un contratto di lavoro quindi non può avere il permesso di soggiorno. Non è previsto nessun tipo di "affidamento in tutela" ai suoi genitori. Fonte: Ministero dell’Interno, Rapporto criminalità 2007


«Nelle graduatorie per la casa sono favoriti gli stranieri»

Gli immigrati non sono favoriti nei criteri di assegnazione. Per fare domanda per gli alloggi pubblici serve un valido permesso di soggiorno biennale o la carta di soggiorno. Quest'ultima la può avere solo lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno sei anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, il quale dimostri di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari, può richiedere al questore il rilascio della carta di soggiorno per sé, per il coniuge e per i figli minori conviventi. Il permesso biennale lo danno invece solo nei casi di lavoro autonomo, lavoro subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti famigliari (i lavoratori stagionali non lo possono ottenere). Quindi come si vede l'accesso all'alloggio ERP (edilizia residenziale pubblica) è riservato solo agli immigrati presenti sul territorio italiano da lungo tempo e soprattutto in grado di dimostrare un reddito regolare costante e consistente. La realtà è che, quando si vede un immigrato o un'immigrata dentro una casa popolare, in molti casi è il partner o il coniuge di un italiano o di un'italiana assegnataria di alloggio ERP. Ovviamente non c'è nessuna norma che impedisca a un assegnatario di vivere e ospitare chi gli pare, fortunatamente!

 

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