dal Quartiere n° 22 - Intervista a Osmana Benetti, partigiana, livornese, comunista...Donna PDF Stampa E-mail

 

 

Osmana, oggi novantenne, ha fatto la staffetta partigiana a soli 14 anni, ha partecipato al soccorso rosso, ha aderito al Partito Comunista ,oggi esponente dell’ANPI.

Che ruolo hanno avuto le donne nella liberazione?

Una volta il partito mi mandò al Castellaccio a fare un assemblea alle donne. Erano le donne che facevano il pane per i partigiani e praticamente erano tutte antifasciste. Chi aveva il marito in carcere, chi lo aveva al confino, insomma erano gia tutte donne preparate politicamente ed erano sfollate al Castellaccio [dove c’era il comando partigiano] e facevano i calzini, il pane, le maglie insomma si davano da fare per sostenere la lotta partigiana. E io andai li a fare una riunione, e quella è stata la prima riunione che ho fatto alle donne. Era una cosa molto pericolosa perché Almirante aveva fatto un comunicato dove diceva che i giovani che non si presentano alle armi sarebbero stati considerati disertori e quindi fucilato. Era il 1943 e reclutavano per andare a sostenere la Repubblica di Salò che si era costituita. Quindi io andavo a parlare queste donne, a guardate che ce ne erano tante, e gli dicevo che in fin dei conti rischiare di essere presi dai repubblichini e andare in montagna era  una scelta di vita che era quella di mettersi contro i nazisti e i fascisti, definitivamente. C’erano donne che non erano tanto convinte non perché non volevano che i loro mariti o figli andassero con i partigiani, ma perché avevano paura delle ritorsioni che avrebbero potuto fare i fascisti contro le famiglie. E io gli dicevo “Guardate cosa abbiamo davanti, noi dovremo ricostruire le case, i nostri bimbi dovranno avere gli asili, dovremmo avere le scuole,la luce, l’acqua ora che non abbiamo niente”…insomma feci un discorso di prospettiva e ci fu  una donna che cominciò a piangere ,sentiva la difficoltà del momento e quella è stata una cosa che veramente mi commosse.. vedere una persona di una certa età piangere di fronte a un ragionamento di questo genere.

Che aiuto hanno dato le donne dopo la Liberazione?

Anche queste sono le donne che hanno dato aiuto nella ricostruzione di Livorno. Subito dopo la Liberazione le donne del Partito Comunista hanno costruito gli asili in ogni quartiere, ad Ardenza, a Montenero, alla Stazione…si trovava un ambiente, si arredava così come si poteva e poi c’era delle compagne che facevano da mangiare, altre stavano dietro ai bimbi e poi si andava dai commercianti, dal macellaio, dal fornaio tutti i giorni per poter aver qualcosa da dare da mangiare a questi bimbi. Si andava addirittura alle farmacie e ci si faceva dare l’olio di merluzzo  perché i bimbi erano stati sofferenti durante la guerra e noi praticamente abbiamo fatto gli asili in questo modo.

Quali altri ruoli importanti hanno avuto le donne dopo la liberazione?

Le donne si schierarono contro tutti quelli che erano stati fascisti e che volevano ritornare a comandare subito dopo la Liberazione. E le donne lo riconoscevano e dicevano “No quello è fascista, noi quello li non ci si vole”, e noi si faceva le nostre azioni, si mobilitava le donne e le donne venivano a decine a protestare. Io mi ricordo quando è stato preso Altieri che era una guardia di pubblica sicurezza che i compagni che erano stati in carcere li aveva picchiati tutti e quando è stato preso quest’uomo e lo rivolevano mettere a posti di responsabilità nella polizia, bè lì c’è stato un esplosione di protesta delle donne, e io sempre alla testa con le altre compagne.

Ma le donne sostenevano le lotte per l’emancipazione?

C’era da ricostruire tutto e le donne dovevano dare una mano pratica a lavorare, ma si doveva costruire anche un tessuto politico, un tessuto democratico. Abbiamo costituito i “Gruppi di Difesa della Donna” e poi “l’Unione delle Donne Italiane”, organizzazioni femminili che portavano avanti un ragionamento sui problemi dell’emancipazione..ma è stata molto ma molto dura..il diritto al lavoro ad esempio…le donne non ne volevano sapere e la maggior parte diceva “Io non vedo l’ora di prendere marito e starmene nella mia casetta e farmi una famiglia”, anche il divorzio ..noi più di una volt siamo dovute tornare indietro come donne politiche a porre questi problemi, perché secondo alcune erano questioni troppo avanzate in quel momento, infatti poi c’è voluto il femminismo e tutti gli anni ’70.

Hai partecipato a qualche conferenza della donne in quel periodo?

Partecipai alla prima conferenza delle donne comuniste  nel 1945 e io mi ricordo che c’era una compagna del sud Italia che usava la parola “purtroppo” come una parola positiva, per cui tutte le cose positive che faceva, diceva “purtroppo”..tipo “abbiamo levato un sacco di farina ai fascisti e purtroppo lo abbiamo dato ai partigiani” . Per un po’ parecchie di noi siamo state ad ascoltare e poi ci siamo messe a ridere. Allora voi dovevate vedere in che modo ci ha trattato, giustamente, disse “Non vi rendete conto cosa vuol dire per una donna meridionale essere venuta a parlare davanti a una platea e voi per una parola sbagliata mi deridete. Vergognatevi!” Aveva ragione, e questa è  una cosa che mi ricorderò finchè campo..

C’era donne livornese attive in politica?

C’era tante donne attive nella politica del partito: c’era Primetta Marcucci che è stata la prima donna assessore a Livorno; poi c’era Emma Filidei che è stata una delle protagoniste alla Provincia; Laura Diaz la prima donna parlamentare; Adorna Tornieri che aveva partecipato nel ‘21 alla nascita del Partito Comunista. Si c’erano tante donne, tante compagne in quel periodo.

Hai avuto qualche ruolo di responsabilità nel Partito?

La federazione mi chiamò dicendo che io dovevo fare la responsabile femminile. C’è stata una grossa battaglia in famiglia perchè la mia mamma diceva che le donne che si occupano di politica sono donne di strada, prostitute, secondo il suo modo di vedere (povera donna) , ma io ero decisa nella mie cose e dissi “Mamma io vado”. Però anche li come donne abbiamo dovuto fare le nostre battaglie..non credete che sia stato facile, io ero responsabile femminile e facevo parte del Comitato Federale, ma il vero responsabile era un uomo..perché dovevano vedere le qualità delle donne e vedere se da un punto di vista politico erano preparate o meno e tenere queste responsabilità. Avete capito? E quindi me la sono dovuta guadagnare.

Quando ti sei sposata e hai avuto figli cosa è cambiato?

Quando ho conosciuto Garibaldo dopo pochi mesi ci siamo sposati, è stato il primo matrimonio civile a Livorno, nel 1945. Siamo stati fortunati nel senso che avevamo tutti e due le stessi ideali, lo stesso modo di pensare. Ma i momenti peggiori sono stati quando io ho avuto i figli, quando ho partorito mi è  toccato stare  dietro ai  figli, ed ero  gelosa della  suaattività politica,  mi sentivo estraniata. La  mia  figliola  grande  mi  rimprovera  ancora  che  la  portavo sempre in federazione, mentre gli altri bimbi  andavano ai  giardini.  Quando arrivava  all’angolo di  piazza  della  Repubblica   puntava  i  piedi  più  perché  sapeva  che  la  portavo  in Federazione..puntava i piedi  come fanno i muli,  non ci voleva venire,  aveva ragione!

 

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