dal Quartiere n° 23 - L'acqua tra privatizzazione, business e referendum 1° PARTE PDF Stampa E-mail

 

 

Il 12 e il 13 Giugno 2011 ci sarà il Referendum per l’acqua pubblica (e contro il nucleare): CAPIAMO L’IMPORTANZA DI

VOTARE SI


Come funziona la gestione del servizio idrico? Cosa è successo a Livorno?

Quali conseguenze ha portato la privatizzazione?


Questo e molto altro troverete in questo articolo tratto da Senza Soste e scritto da ANDREA GUALTIERI USB Lavoro Privato, RSU ASA/ASA TRADE Referente provinciale Forum Acqua Pubblica


1° Parte


La gestione dell’acqua, o meglio del SII (Servizio Idrico Integrato) comprendente fognatura e depurazione che formano il ciclo completo delle acque, rispecchia il modo in cui la politica in generale ha, negli ultimi anni, considerato e gestito i beni comuni, cioè i beni di tutti ed a cui tutti dovrebbero avere accessibilità in una società civile. Considerare l’acqua, così come ogni altro bene comune, una merce con conseguente interesse economico per la sua gestione è giusto o no? L’avvento del cosiddetto Decreto Ronchi sembra aver dato una risposta a questa domanda accelerando inesorabilmente il processo di privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali (compreso rifiuti, trasporto pubblico locale, farmacie comunali, ecc.). Già la costituzione in SpA delle aziende che gestivano il Servizio Idrico Integrato aveva tolto il carattere di “pubblico” anche alla gestione dell’acqua. Le SpA, infatti, seppure interamente a capitale pubblico, sono, a tutti gli effetti, soggetti di diritto privato e non più soggetti di diritto pubblico.

 

Le SpA cosiddette miste avevano già aperto le porte della gestione acqua ai privati ed adesso l’art. 23bis del suddetto Decreto Ronchi obbliga anche le Amministrazioni locali che ancora non lo hanno fatto a privatizzare per il 40% le società di gestione dei servizi pubblici locali, ivi comprese quelle di gestione dell’acqua. Tutto questo in una cornice legislativa che assicura agli imprenditori che vogliono entrare in questo business un mercato monopolistico ed un rischio imprenditoriale pari a zero. Sì perché chi gestisce l’acqua sui territori, la gestisce tramite concessioni che comunemente sono ventennali e con una remunerazione minima del capitale investito che è pari al 7% pagato regolarmente dai clienti (e non più utenti) nella tariffa applicata in bolletta. Facendo un ragionamento sugli elementi riportati qua sopra in maniera schematica, penso che ognuno arriverebbe alla conclusione che le Amministrazioni Locali che hanno già intrapreso la via della privatizzazione potrebbero essere quelle Amministrazioni di centro-destra che si identificano in un mercato liberista dove può essere venduta anche l’acqua nel segno del guadagno, e non quelle Amministrazioni di centro-sinistra che si identificano nel bene comune e nell’interesse primario della collettività. Ragionamento completamente errato. Un esempio per capire meglio:Milano, Giunta di centro-destra, Azienda di gestione SII completamente a capitale pubblico; Livorno, Giunta di centro-sinistra, Azienda di gestione SII a capitale pubblico-privato. C’è qualcosa che non torna, non è la logica conseguenza politica. E di esempi come questi l’Italia è piena.

 

…continua nel prossimo numero

 

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