dal Quartiere n° 24 - La lotta di Alfredo è ancora attuale PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

A due anni dalla morte di Alfredo Bicchierini, avvenuta il 29 aprile del 2009, tutti i compagni lo ricordano attraverso le sue lotte fatte all’interno del porto, lotte ancora oggi sono attuali più che mai. Alfredo Bicchierini, compagno livornese, operaio e portuale, uno che dava e non chiedeva. Esempio di  coerenza, lealtà e umiltà, il suo ricordo sarà sempre vivo nella memoria dei livornesi. In sua memoria è nata “L’università popolare Alfredo Bicchierini” e il Chico Malo ha ospito quest’anno alcuni dei corsi, come quello della scuola di italiano per i migranti, e la storia della migrazioni.


Anche quando antichi patti non scritti sono stati rotti come quello che lasciava il monopolio del lavoro ai portuali e al gruppo D’Alesio-Fremura-Neri gestire i propri affari (monopolio del rimorchio, nuovo centro, immobiliari e aree modificabili) non si è aperto un dibattito per un governo del porto che andasse al di là dei soliti soggetti messi in campo dalla politica, ma si è andati alla ricerca di un nuovo patto tra i più forti. Nel frattempo il porto di Livorno è andato sempre più perdendo importanza sia in campo nazionale che internazionale e la sua classe dirigente ha manifestato tutta la sua inadeguatezza non dando soluzione ai problemi sul tappeto che vanno dalla guerra degli accosti ai bacini di carenaggio, dai dragaggi ai collegamenti ferroviari e infine al porto passeggeri.

 

Tra i tanti problemi, uno in particolare richiama forte la memoria di Alfredo e delle sue battaglie contro il cottimo per la dignità del lavoro: la vergogna del lavoro interinale all’interno del porto, cioè delle assunzioni giornaliere che ricordano la piaga del caporalato e che sono emblematiche di quella che è l’odierna concezione del lavoro: i guadagni sono privati, le perdite pubbliche e i rischi d’impresa si scaricano sui lavoratori. E’ uno degli aspetti della grande controffensiva capitalistica degli ultimi anni: la riconquista di un rapporto di forze vantaggioso rispetto al lavoro organizzato, disorganizzandolo. Tutto ciò avviene con rassegnata accettazione sulla base della supremazia della globalizzazione e della spregiudicatezza ed aggressività della concorrenza nei mercati, a loro volta indecifrabili, capricciosi, inesorabili. Non c’è più una borghesia radicata nello spazio (territorio) e nel tempo (storia), ma una élite internazionale sganciata da entrambi: potere senza radici, senza cultura, senza scopi che trascendano quello unico, assoluto, imprescindibile: fare soldi.

 

Alfredo davanti a tutto questo non voleva arrendersi, prendendosi, nel migliore dei casi, del visionario. “Poi ha parlato il solito Bicchierini” fu il resoconto giornalistico di una assemblea di lavoratori portuali. Il solito Bicchierini credeva che occorresse guardare e comprendere la realtà attraverso le analisi e i contributi più diversi (”Volevo sentire e farmi sentire”), per elaborare proposte adeguate, da verificare sul campo, al di fuori di vecchi ideologismi. Credeva alla partecipazione e alla promozione di luoghi di confronto e di socializzazione delle idee e delle esperienze allo scopo di costituirsi come alternativa organizzata.. Era consapevole della difficoltà dell’impegno (”la politica è umile non un lusso per presuntuosi”), ma solo rifiutando la subalternità una comunità può essere padrona del proprio destino.

 

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