dal Quartiere n° 25 - Referendum del 12 e 13 giugno 2011: VOTA SI per dire NO al nucleare PDF Stampa E-mail

 

 

 

Le scorie  nucleari restano radioattive  per oltre 200mila  anni. Per  quanto possa  sembrare strano, non  tutti sanno che l'Italia  ha un trascorso  abbastanza significativo  di produzione Di  energia  nucleare. La  storia  del  nucleare nel nostro  paese è  iniziata  nel 1963,  con la costruzione  della  prima centrale, a  Latina. Seguirono, nel  giro  di neanche  un decennio, le centrali di  Sessa Aurunca, Trina  e Caorso. Già nel  1966  l'Italia  era il terzo  paese per produzione di energia nucleare al mondo, dopo Usa e Inghilterra. Poi nel 1987 il mondo intero fu scosso dal disastro di Černobyl' e l'energia nucleare si rivelò all'improvviso per quello che è: un pericolosissimo ordigno pronto ad esplodere in qualsiasi istante. In Italia si decise di correre ai ripari indicendo un referendum. Quasi 30 milioni di elettori accorsero alle urne per bandire definitivamente, così almeno speravano, le centrali nucleari dal nostro paese. Nel 1990 l'ultima centrale venne dismessa. Dunque è durata poco più di vent'anni l'esperienza nucleare italiana, ma questi sono bastati a produrre scorie radioattive di cui il paese non sa come liberarsi, che ancora oggi inquinano mari e terreni coltivati.

 

Poi, a 18 anni di distanza, con il decreto-legge numero 112 del 2008 il Governo ha deciso di tornare indietro, annullando la volontà dei cittadini e reintroducendo l'energia nucleare. Il decreto è stato poi convertito nella legge 133/2008, approvata dal Senato con 154 voti a favore, un solo voto contrario e un solo astenuto, con Pd e Idv che hanno abbandonato l'Aula al momento del voto. A poco sono valse le proteste ed i ricorsi intentati dalle regioni: il nucleare in Italia “s'ha da fare”.

 

Il problema maggiore che si sono trovati ad affrontare il Governo e la potente lobby del nucleare, è stato come convincere le persone – in buona parte le stesse che nell'87 dissero di no – che il nucleare è cosa buona e giusta; come mascherare la belva da cucciolo. Ecco allora che, scervellandosi, si sono inventati una sequela di fandonie persino più colossali ed abbondanti di quelle sull'acqua. Alcune sono menzogne spudorate: “il nucleare è una fonte di energia rinnovabile”, “il nucleare sarà la prossima fonte energetica del futuro nel mondo”; è ovvio che il nucleare non è un'energia rinnovabile in quanto si basa sullo sfruttamento di una materia prima, l'uranio, presente in natura in quantità finite (per non dire scarse), e di conseguenza è altrettanto palese che l'energia del futuro non sarà quella nucleare. Altre più sottili: “il nucleare è pulito”, “il nucleare aiuta a ridurre il surriscaldamento del pianeta”; certo il nucleare è più pulito rispetto ad una centrale a carbone in termini di emissioni, ma come vedremo le perdite radioattive in seguito agli incidenti ed il problema delle scorie rendono quella nucleare un'energia tutt'altro che pulita. Altre ancora, infine, erano considerate quasi dei dati di fatto assodati prima che l'ennesimo disastro, quello di Fukushima, svelasse al mondo intero la loro natura menzognera: “il nucleare di nuova generazione è sicuro”, “un disastro come quello di Černobyl' non potrà più ripetersi”. Questa sequela di luoghi comuni  e falsità serve a  coprire le tre aree  problematiche che  riguardano  il nucleare: la sicurezza, lo smaltimento delle scorie e l'antidemocraticità. L'energia  nucleare  è  altamente  antidemocratica  in  quanto è  affidata  nelle  mani degli eserciti che possono decidere quali informazioni divulgare e quali tenere segrete La sicurezza. Dicevamo  che la lobby dei nuclearisti era quasi riuscita a convincere il Mondo  sulla  sicurezza  delle  nuove  centrali  nucleari. È  stato  necessario  un altro disastro  di  portata  planetaria  per  svelare  le  fragili  basi  su cui poggiavano i  loro teoremi. Ma Černobyl' e Fukushima sono solo due dei casi più eclatanti di una miriade di incidenti che costellano la storia dell'energia nucleare.

 

In 50 anni si sono verificati circa 150 incidenti nucleari, di cui 14 compresi fra i livelli 4 e 7 della scala di pericolosità stilata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Il fatto è che la presunta sicurezza delle centrali si basa su una concezione di rischio relativa a ciascuna zona. In Giappone, ad esempio, nessuno pensava che potesse arrivare un terremoto superiore agli 8,5 gradi della scala Richter, dunque le centrali erano progettate per resistere a scosse fino a quella entità. Poi è arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma nessuno ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente. Quello della sicurezza, poi, non è certo l'unico problema relativo all'energia nucleare. Forse è il più eclatante, probabilmente non il più pericoloso. Lo smaltimento delle scorie. I rifiuti delle centrali nucleari, le cosiddette scorie, restano radioattive per un tempo che supera i 200mila anni. In queste poche parole sta racchiuso l'aspetto più oscuro e spaventoso dell'energia nucleare. È evidente infatti che, per quanto si affannino in molti a ribadire la sicurezza dello stoccaggio delle scorie, non esiste nessun materiale, né il vetro, né l'acciaio (attualmente i due materiali più usati per contenere i rifiuti radioattivi) capaci di durare tutto questo tempo. Stiamo caricando delle bombe ad orologeria sulle spalle delle generazioni a venire. Ci abbiamo riempito il mare, rimpinzato il ventre della terra. La follia di questa operazione risulta evidente da un dibattito attualmente in corso fra i “filosofi” del nucleare: se sia meglio segnalare la presenza delle scorie alle future generazioni o nasconderle in luoghi dove si pensa che nessuno andrà a scavare. Da una parte c'è chi ipotizza di costruire degli enormi segnali di pericolo in un linguaggio comprensibile alle future civiltà in corrispondenza delle discariche di scorie, poste in genere a grandi profondità in bolle di argilla. Dall'altro c'è chi si chiede se una costruzione non possa invece sortire l'effetto contrario, ovvero attirare l'attenzione e spingere ad indagare, scavando; dunque, se non sia meglio stipare i rifiuti tossici in luoghi il più possibile anonimi e privi d'interesse. Ma chi può prevedere come sarà un luogo fra 200mila anni? Chi può immaginare come sarà il mondo allora? È come se l'uomo di Neanderthal si fosse dovuto preoccupare di comunicare con noi: siamo sicuri che avremmo recepito il messaggio?

 

L'antidemocraticità. Un'ultima area problematica relativa all'energia nucleare è quella della mancanza di democrazia nella sua gestione. Le centrali nucleari, nel mondo, sono sotto il diretto controllo degli eserciti o di collegi specifici, che possono decidere quali informazioni diramare, quali tenere segrete. Come ammette Renaud Abord de Chatillon, ingegnere membro del Corps des Mines (il collegio che controlla il nucleare in Francia), “l'industria del nucleare non sa che farsene della democrazia, è simile ad un'aristocrazia repubblicana. E dove c'è aristocrazia non c'è spazio della democrazia”. La segretezza che circonda il nucleare ha indotto molti a pensare che il nucleare civile, quello usato per la produzione di energia, nella maggior parte dei casi non sia che una mera copertura per i programmi nucleari militari. Come sostiene il fisico Amory Lovins, “l'elettricità in una centrale nucleare non è che un sottoprodotto”. Per fermare il ritorno del nucleare in Italia il quesito referendario presentato dall'Italia dei Valori propone di abrogare l'articolo 7, comma 1, lettera d del decreto-legge 112 del 2008, che prevede la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare“.

 

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