dal Quartiere n° 25 - 2 Giugno 1946: Con il referendum nasce la Repubblica nel nome dell’antifascismo PDF Stampa E-mail

 

Targa all'interno del Comune di Livorno

 

Il 2 giugno rappresenta, per il nostro Paese, una data simbolo, come il 25 aprile. Ma mentre con quest’ultima ricordiamo la definitiva liberazione dal regime nazi-fascista che si era instaurato nella parte centro-settentrionale della penisola, conseguenza piuttosto scontata della disfatta bellica di Hitler in Europa, con la prima ricordiamo un avvenimento che, per come si svolse, non era affatto scontato. In quel giorno, infatti, gli italiani – per la prima volta adottando il suffragio universale, cioè con la partecipazione delle donne al voto e già soltanto questo fatto dimostra l’arretratezza culturale e politica nella quale il fascismo aveva precipitato l’Italia – si recarono alle urne per un doppio voto: la scelta istituzionale (Monarchia o Repubblica) e l’elezione dei membri che avrebbero partecipato all’Assemblea Costituente, con il compito di redigere una nuova Carta costituzionale, in sostituzione dello Statuto Albertino, concesso dal re Carlo Alberto, per i territori allora facenti parte della monarchia sabauda (il nucleo originario dell’Italia unita), nel lontano 1848.

 

La nuova Costituzione Il Comitato di Liberazione Nazionale, che aveva assunto compiti di governo per dirimere il caos seguito alla fine della guerra, aveva stabilito la necessità di passare la parola agli elettori per la scelta del nuovo regime istituzionale. Nel giugno del 1944 – con la guerra ancora incombente – Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, aveva fatto propria la necessità di rimandare la questione istituzionale, posticipando alla fine del conflitto la scelta fra Monarchia e Repubblica (cosiddetta “svolta di Salerno”, dove si insediò il Governo Badoglio). Come contropartita, però, i partiti di sinistra e quello repubblicano chiesero la testa di Vittorio Emanuele III – che ancora riteneva di poter svolgere un ruolo in Italia, dopo i disastri della guerra e delle leggi razziali – e l’istituzione di una “luogotenenza”, affidata al meno compromesso figlio Umberto (che aveva manifestato, anche in tempi non sospetti, una tiepida opposizione al regime mussoliniano). Nello stesso tempo si ritenne necessario giungere all’elaborazione di una nuova Costituzione e per questo gli elettori avrebbero dovuto votare una seconda scheda con la presenza dei partiti allora rappresentati nel CLN. I risultati del referendum dimostrarono, nonostante le polemiche che monarchici e  fascisti – che purtroppo non erano stati epurati dalla vita pubblica o incarcerati come ci si sarebbe aspettato – intentarono strumentalmente sui conteggi delle schede, e in particolar modo su quelle bianche, la netta prevalenza della scelta repubblicana dei cittadini italiani. Infatti, i voti a favore del nuovo assetto istituzionale furono complessivamente 12.718.641 (54,3%), contro i 10.718.502 andati a favore della Monarchia (45,7%); i voti nulli furono 1.498.136. Questi gli esiti a Livorno:

 

con voti 51324

contro   12432

I cittadini livornesi vollero che fosse REPUBBLICA

 

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