dal Quartiere n° 26 - La risposta NoTav sul corteo del 3 Luglio: "Nessun Black Bloc, resistenza popolare" PDF Stampa E-mail

 

 

Ecco  una   foto  scattata durante  il  corteo  del  3 Luglio, di una pericolosa “anarco inserruzionalista Valsusina”

 

La Polizia spara e lancia sassi mirando i manifestanti dall’alto del cavalcavia


Il movimento NOTAV non accetta semplificazioni né riduzionismi e nella sua splendida eterogeneità compatta entra a gamba tesa sull'ennesima -interessata- invenzione mass-mediatica che rispolvera vecchi fantasmi: i famigerati "black bloc". All'indomani di una giornata vissuta da tutt* come epica, la necessità di intervenire e dire fuori dai denti la propria verità contro le tante piccole menzogne che a forza di ripetersi pretendono di descrivere forme, espressioni e modi di un movimento che dura da 20 anni. In un gazebo allestito sulle sponde della Dora, a pochi metri dall'area transennata, e che da oggi sarà il punto di riferimento del movimento, apre gli interventi Maurizio Piccione (Spinta dal Bass/Takuma): ''Non c'erano i black bloc ma solo persone in grandissima parte valsusini, che si erano equipaggiati con caschetti e maschere antigas dopo quello che era successo lunedì, ma erano tutti a mani pulite [...] dopo che le forze dell'ordine ci hanno aggredito a colpi di lacrimogeni, pietre e getti di idranti, ci siamo difesi come abbiamo potuto. Non ci e' rimasto altro da fare che continuare a difenderci". Gli fa eco, subito dopo, Lele Rizzo (comitato di lotta popolare):

"Il nostro modo di agire e' quello della resistenza popolare e l'unica accusa a cui risponderemo sempre e' quella di aver fatto resistenza di fronte a una situazione che non ci siamo creati. Si e' inventato lo spauracchio dei black bloc perchè non ci si arrende all'idea di un'intera valle che vuole resistere. Bisogna dire grazie alla responsabilità dei valsusini aver fatto resistenza che e' per noi un vanto". Tutti gli altri interventi hanno insistito su questi punti, fino alla testimonianza di un viticoltore valsusino che ha descritto la sua ormai quotidiana esperienza (a noi verrebbe da dire: da check-point israeliano) per arrivare a lavorare nelle vigne dentro il territorio militarizzato. Solidarietà a tutti gli arrestati e feriti e creazione di un libro bianco sulle violenze della polizia. Prossimi appuntamenti: un  campeggio   di   lotta a   fine    luglio    e    uno internazionale a fine agosto.

A sarà dura!!!

 

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