dal Quartiere n° 26 - Vittoria del SI al Referendum!!! NO al nucleare– NO alla privatizzazione dell'acqua! PDF Stampa E-mail

 

 

 

Sopra il corteo del 7 Febbraio 2004 contro la privatizzazione dell’ASA, sotto un manifesto per la ripubblicizzazione usato nello stesso anno

 


I risultati dei referendum, in particolare quelli per l'acqua, rivelano la volontà del popolo di tornare parte attiva nelle decisioni che lo riguardano, rifiutando il pensiero unico secondo cui non ci sono alternative al dominio dei mercati e della finanza. Ha deciso di riportare al centro della scena politica i beni comuni e di partecipare alla costruzione di un nuovo modello di società. E’ importante non abbassare la guardia su questi temi e continuare a percorrere la direzione indicata dal referendum se vogliamo che cambi qualcosa. E’ nostro dovere fare pressioni sugli amministratori locali affinchè eseguano la volontà popolare e ripubblicizzino l’acqua. La Toscana da sempre guidata dalla “sinistra” è stata invece all’avanguardia nella privatizzazione dell’acqua. Ad Arezzo l’acqua è stata privatizzata addirittura nel 1999 facendo entrare nella gestione la Lyonnaise des eaux. Fu un’esperienza fallimentare definita tale anche da Carlo Schiatti, allora presidente dell’Ambito Territoriale Aretino.

 

Ma ciò non insegnò niente agli amministratori, che anziché imparare dai propri errori, continuarono sulla strada della privatizzazione. Nel 2004 il Partito Democratico livornese (allora si chiamavano Democratici di Sinistra) scelse, nonostante le numerose proteste dei lavoratori e dei cittadini, di privatizzare ASA. Dopo soli 4 anni di gestione privata, a fine 2008, il sindaco Cosimi (allora capogruppo DS in consiglio comunale e strenuo sostenitore della privatizzazione), affermò pubblicamente di voler riacquistare da Amga (la SpA genovese che oggi si chiama AGA) il 40% delle quote dicendosi "insoddisfatto per la scarsa attenzione posta da AMGA al nostro territorio".

 

Il presidente di ASA Del Nista invece affermò pubblicamente che il socio privato "ha pensato soltanto ad ottenere utili da questa situazione".

 

La Cgil invece denunciò lo scarso peso del socio pubblico nel consiglio di gestione, saldamente in mano privata. Però ovviamente la situazione non è cambiata di una virgola e il Comune non ha fatto niente per la ripubblicizzazione di ASA.


Per questo referendum il PD ha assunto una posizione ambigua: durante la campagna referendaria livornese, il PD non ha mosso un dito. Si è unito al “Comitato per il SI” all’ultimo momento. Forse è stato un errore lasciar entrare il “Partito della Privatizzazione” nel Comitato senza chiedergli prima di fare autocritica e di prendere posizione per la futura ripubblicizzazione di ASA. Il Partito Democratico, ormai preda dei giochi di potere e ormai ad una distanza abissale dalle esigenze della cittadinanza, ha così mostrato la sua faccia pulita nell’ultimo periodo della campagna referendaria, ma è stata subito smascherata dalle dichiarazioni del Presidente di ASA.

 

Il Presidente di ASA Fabio del Nista, guarda caso ex assessore al bilancio del PD, ha dichiarato il mese scorso: “ai referendum mi sono astenuto, avrei votato NO sui due quesiti sull'acqua e forse anche sul nucleare.” Serve tuttavia un'altra precisazione, cioè che subito dopo la nomina degli assessori nel 2009, la Giunta livornese è partecipata da importanti azionisti di maggioranza che sono banche, in particolare Monte dei Paschi, e Confindustria. Non è un caso che l'assessore al bilancio del Comune di Livorno sia sempre un uomo delle banche, Del Nista nelle precedenti legislature e Valter Nebbiai in questa.

 

Ma il Monte dei Paschi è rappresentato anche da Ritorni allo sport. E non è un caso che come presidente Asa oggi ci sia Del Nista che non è lì tanto come funzione pubblica ma a garanzia ed interesse del Monte dei Paschi ed altre banche che hanno emesso un prestito di 74 milioni di euro ad ASA. Del Nista nell'intervista del 16 Giugno punta il dito proprio sugli intrecci fra banche e privati che a suo dire garantiscono gli investimenti: «Genova (cioè il socio privato di maggioranza AGA SpA  ndr) mette i soldi nel capitale, mica negli investimenti. Quelli li facciamo indebitandoci con le banche e il 7% copre a malapena gli interessi: il finanziamento di 74 milioni di euro ottenuto nel giugno dello scorso anno dal sistema bancario mette in moto un ingranaggio finanziario tale da creare 230 milioni di lavori sul territorio». «Guai se eventuali incertezze mandassero in fibrillazione i rapporti con le banche e creassero intoppi a questo meccanismo di investimenti». A parlare più che un funzionario pubblico con obiettivo di tutelare un bene comune e l’interesse della collettività, sembra un membro di un consiglio di amministrazione di una banca. A nostro avviso la gestione della cosa pubblica a Livorno è ridotta alla spartizioni di profitti e interessi economici privati, anziché essere un’amministrazione del bene pubblico di ogni cittadino.

 

Pertanto visto che:


a) L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile       per   gli   ecosistemi,   dalla   cui   disponibilità       dipende il futuro degli esseri viventi.

b) L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, un bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti, da conservare per le generazioni future.

c) Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.

d) L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, rappresenta una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale

e) la crisi economica internazionale in atto rappresenta il fallimento delle politiche di privatizzazione dei servizi attuata  da circa 20 anni e perseguita anche nel nostro comune

 

Chiediamo al Comune di Livorno di approvare una delibera dove si impegna a:


1) riconoscere il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

2) confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare fuori dalle leggi di  mercato e secondo criteri di solidarietà;

3) riconoscere che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. lgs n. 267/2000;

4) garantire il diritto umano all'acqua attraverso l’erogazione in forma gratuita del quantitativo minimo vitale  pari a 50 litri di acqua per persona per l’alimentazione e l’igiene umana.

 

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