dal Quartiere n° 3 - 10 e 11 Maggio 1849 : Livorno insorge contro gli Austriaci PDF Stampa E-mail

 

 


Lapide posta in Piazza San Marco dove si verificò la battaglia                   Immagine della battaglia contro gli austriaci


Livorno fu l’unica città della Toscana che valorosamente cercò di contrastare l’entrata degli austriaci in città. Questo a dimostrazione di quanto i grandi valori del Risorgimento avessero fatto breccia nei livornesi. Sentimenti di indipendenza, ribellione e libertà infuocavano tanti livornesi come Enrico Bartelloni, Giovanni Fattori, Sgarallino, Domenico Guerrazzi e tanti altri. Il Comitato per i Valori Risorgimentali di Livorno ogni anno a maggio rievoca la storica battaglia alla Porta di San Marco. Dal loro sito sono tratte tutte le informazioni.

 

I fatti del maggio 1849 nei ricordi di Giovanni Fattori e Renato Fucini

Tra i cittadini di Livorno che assistettero ai fatti del 10-11 maggio 1849 c’era Giovanni Fattori, il futuro capofila dei "macchiaioli" toscani. Data la giovane età, egli fu trattenuto dai familiari nella casa di Via del Corso e non poté partecipare alla difesa. Arrampicato sul tetto dello stabile in cui abitava, riuscì ad osservarne le fasi più emozionanti e trasse anche da queste lo spunto per suoi quadri risorgimentali che lo resero celebre nell’età matura. Conservò di quell’avvenimento un ricordo vivissimo, vantandosi per tutta la vita, malgrado la sua ben nota modestia, di essere di Livorno, la città che aveva osato prendere a cannonate gli austriaci.

Un altro artista di talento, lo scrittore e poeta Renato Fucini, ricordò con parole di viva commozione i momenti dello scontro, che visse, sia pure indirettamente, in età infantile dal paese di Montecalvoli con il padre David, medico condotto. I due Fucini, assieme ad altri amici, erano saliti in vetta alla collina per udire i colpi dei cannoni.

Racconta nelle sue memorie il Fucini: Seduti qua e là, coi gomiti sulle ginocchia e la fronte tra le mani, aspettavamo taciturni e sospirosi la voce funesta del cannone. E quella voce non tardò a farsi sentire. Al rumore della prima cannonata che arrivò sorda lungo la marina, un lampo di speranza brillò sul pallore di quelle facce desolate. Tutti si buttarono in ginocchio a baciare la terra esclamando "Italia, Italia mia!" e rialzatisi, si fusero in gruppo stretto, abbracciandosi piangendo e raccomandandosi a Dio per la salvezza di Livorno. Non so quanto ci trattenemmo lassù; ma certo non partimmo prima che il cannone avesse smesso di far sentire la sua voce. Alle grida di gioia che si erano alzate via via che i colpi si facevano più fitti (dando così speranze di resistenza vittoriosa degli assediati) ai gesti disperati e alle furibonde imprecazioni quando quei colpi si diradavano, tenne dietro un cupo silenzio allorché tutto tacque. Livorno era vinta; un’orda di migliaia diaustriaci,armati di cannoni e dei migliori fucili del tempo,avevano sopraffatto quella eroica popolazione

 

La partecipazione delle donne alla difesa della città nel maggio 1849

Anche le donne parteciparono alla difesa di Livorno nel maggio del 1849 in particolare modo quelle dei quartieri popolari dove più forte erano i sentimenti democratici. Molte donne livornesi soffrirono nei giorni tragici e confusi dell’aprile-maggio 1849 che precedettero e seguirono l’entrata a Livorno delle truppe austriache, anche della mancanza di notizie sui propri congiunti, perché impegnati senza sosta nelle varie attività di difesa o perché arrestati o costretti ad allontanarsi dalla città senza avere avuto il tempo di darne comunicazione alla famiglia Tale partecipazione viene ricordata in alcuni sonetti scritti in vernacolo da Vittorio Matteucci. In uno di questi si dice:

 

Gruppi di donne con bandiera rossa correvan da San Marco a Fiorentina

dov’era più la strage e la rovina chiamavano e’ fratelli alla riscossa.

Le nostre mamme, ‘nsieme all’infermiere, cercavano ‘e feriti ‘n delle file,

all’assetati davano da bere.

 

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