dal Quartiere n° 30 - La liberalizzazione degli orari dei negozi PDF Stampa E-mail

 

Un effetto della manovra del governo guidato da Mario Monti, è la liberalizzazione degli orari dei negozi, che è diventata legge. Praticamente, dal 2 gennaio 2012, qualsiasi esercizio commerciale potrà decidere di tenere aperto tutto il tempo che vuole; tutti gli esercizi infatti, fatte salve le classiche norme sulla quiete pubblica per i locali, potranno rimanere aperti 24 ore su 24, anche la domenica, in qualsiasi zona d’Italia, senza alcuna limitazione. Quindi negozi, bar, ristoranti, locali, supermercati potranno decidere in piena autonomia. La legge approvata dal governo Monti concede agli enti locali, novanta giorni di tempo in modo di adeguare i propri ordinamenti a questa “rivoluzione” degli orari. La Regione Toscana ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento del Governo, chiedendo di essere lei a legiferare in fatto di commercio e quindi auspicando una sospensione della legge e proponendo tredici ore di apertura dei negozi tra le 7 e le 22. Non sono dello stesso parere alcuni Comuni. Livorno ad esempio lascia liberi i suoi commercianti di stare aperti quanto vogliono.

 

Pensiamo che in un periodo come questo, la crisi del commercio non si risolverà con un orario di apertura più lungo; inoltre all’aumento dell’orario di apertura, non necessariamente corrisponde un incremento occupazionale. Forse sarà l' ultima mazzata al piccolo commercio; i supermercati potranno stare aperti 24 ore su 24 probabilmente con personale sottopagato e precario ed i piccoli commercianti, quelli a conduzione familiare o individuale non potranno sopportare un tale ritmo. Inoltre chi garantisce che i lavoratori dipendenti saranno garantiti con lo straordinario per le ore che lavorano in più, e con un incentivo per quelle effettuate nelle ore notturne? I piccoli commercianti forse dovranno rinunciare al loro tempo libero, costretti ad aprire le domeniche e i giorni di festa? Anche il 1° Maggio una festa conquistata con la lotta per i diritti dei lavoratori, tanto discussa quando voleva essere abolita dal Governo Berlusconi, viene ora messa in discussione anche dal nostro Comune.

 

E non ci devono raccontare che ci sono già tante categorie che lavorano la domenica, perché medici del pronto soccorso, vigili del fuoco, mezzi pubblici, sono "servizi essenziali", e spesso sono adeguatamente retribuiti per i loro turni disagiati. Ma fare shopping è un servizio essenziale da garantire 365 giorni all'anno? Su quale base di ragionamento? Bisogna distinguere tra servizi essenziali e non, perché altrimenti si potrebbe esigere di avere sempre un idraulico o un elettricista a disposizione anche la domenica, o il medico di famiglia, oppure di avere un servizio di sportello all'Inps o in Comune anche nei giorni di festa. Ma non è così. Ed è normale che non lo sia, perché il riposo settimanale la domenica è un diritto sacrosanto di chi lavora. La libertà di scelta non sarà per i piccoli commercianti ma solo per le grandi imprese e catene più forti economicamente. Per non parlare delle lamentele dovute al disturbo che molti esercizi commerciali causeranno nelle ore notturne nei quartieri. Ci lascia molto perplessi questa nuova liberalizzazione, perché lascia grandi interrogativi e nessuna garanzia sulle ricadute occupazionali, sui diritti dei lavoratori, e sulla sopravvivenza delle piccole attività.

 

Insomma, l'invito è quello di riflettere attentamente su un argomento che può essere considerato lo specchio della società del consumo in cui viviamo. Una società che ci vorrebbe tutti asserviti alla logica delle spese folli, continue e inutili. Le domeniche e i festivi teniamoceli stretti, per restare umani.

 

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