dal Quartiere n° 4 - Un eroe livornese: Ilio "Dario" Barontini PDF Stampa E-mail

 

 

 

Barontini con Walter Audisio e altri partigiani                Il Gozzo del Pontino intitolato a Barontini


...Comandante partigiano, comunista…

ha combattuto il nazi-fascismo con coraggio non solo  in Italia…

celebre e amatissimo  personaggio antifascista livornese…

amato dai giovani per il coraggio e lo  spirito combattivo…

abitava  sul Pontino…

la coppa Barontini a lui dedicata è la gara remiera più bella e amata dai livornesi


lio Barontini (Cecina 28 settembre 1890 – 22 gennaio 1951) è stato un partigiano e politico italiano Socialista, comunista, combattente nella Guerra di Spagna, nella resistenza in Francia e in Emilia-Romagna, senatore del PCI fu decorato con la Bronze Star Medal, e nominato cittadino onorario di Bologna. Anche dall'Unione Sovietica gli venne un riconoscimento: l'Ordine della Stella Rossa Barontini fu, fin dall'età di 13 anni, un militante anarchico di Livorno. A 15 anni lavorava già come operaio tornitore presso il Cantiere Orlando e si iscrisse al Partito Socialista. Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale si dichiarò "non interventista". Dopo la guerra, nel 1919, partecipò ai lavori del gruppo politico di Ordine Nuovo, fondato da Antonio Gramsci. Nel 1921, fu fra i fondatori del Partito Comunista d'Italia nel Congresso di Livorno. Successivamente fu eletto sia come Consigliere Comunale che responsabile della Camera del Lavoro della CGIL della città di Livorno. Con l'avvento del fascismo subì arresti, denunce ed aggressioni, ma non si arrese mai è tornò sempre alla militanza politica. Nel 1931 espatriò avventurosamente in Francia con una pericolosa attraversata in barca che lo lasciò in Corsica per sfuggire ad una condanna a tre anni inflittagli dal Tribunale Speciale fascista. Il suo lavoro di militante rivoluzionario ed antifascista proseguì nella clandestinità con numerose missioni di agitazione ed organizzazione in varie parti di Europa ed Africa. Barontini aveva ottime capacità di organizzatore. Durante la Resistenza fu il perno dell'organizzazione antifascista in diverse città e zone d'Italia.

In Francia si rifugiò a Marsiglia, da dove tenne le fila del lavoro clandestino tra gli esuli italiani antifascisti. In URSS Barontini perfezionò le sue capacità militari presso i centri di addestramento dell'Armata Rossa. Il suo primo incarico con quel grado è in Cina, in appoggio al Partito comunista cinese dii Mao. Sarà questa esperienza a metterlo per la prima volta in contatto con le tecniche della guerriglia ampiamente usate e sperimentate dai comunisti cinesi. Nel 1936 Barontini si trovava in Spagna all'inizio della Guerra civile. Sostituì Randolfo Pacciardi, ferito nella battaglia di Guadalajara, dimostrando, a detta di Giovanni Pesce, altro capo storico delle Brigate Internazionali, capacità eccezionali di trascinatore militare. Barontini, fu mandato dall'Internazionale, nel 1938, alla guerra di Etiopia, appoggiando la resistenza locale. Con lui c'erano anche altri esponenti dell'Internazionale Comunista: i cosiddetti "tre apostoli": Barontini era Paulus, Bruno Rolla, della Spezia, era Petrus, e il triestino Anton Ukmar era Johannes. I tre si trovarono lì nel periodo dell'appello relativo alla guerra di Etiopia del Partito Comunista d'Italia ai "fratelli in camicia nera". Il gruppo degli "apostoli" fondò il foglio La Voce degli Abissini, addestrò ed organizzò i ribelli etiopici fino al punto che il Negus "appioppò" a Barontini il titolo di "vice-imperatore". Rodolfo Graziani mise una taglia su di lui, ma il Barontini riuscì a fuggire, ben accolto dal generale inglese Harold Alexander a Khartoum, che gli diede una decorazione per i meriti acquisiti nell'organizzazione della ribellione all'invasione fascista in Etiopia. Nel momento in cui la Francia cadde sotto il controllo dei nazisti con l'inizio del governo Petain, Barontini è lì ad organizzare i nuclei di partigiani francesi della FTP, fidando sull'appoggio anche della classe operaia francese che mal sopportava gli occupanti tedeschi. I partigiani francesi del Maquis utilizzarono nei combattimenti delle bombe soprannominate "Giobbe", così chiamate dal nome di battaglia utilizzato in Francia da Ilio Barontini. Quando Barontini tornò in Italia per partecipare alla lotta partigiana, assunse il nome di battaglia di "Dario".

Organizzò le Sap e i Gap a Torino, a Milano, in Emilia, a Roma. Di lui parla con grande ammirazione Giorgio Amendola in Comunismo, antifascismo, resistenza. Anche Antonio Roasio, nel suo libro Figlio della classe operaia descrive le peregrinazioni fatte nel centro-nord della penisola da Ilio Barontini e del come insegnasse a gappisti e sappisti le sue tecniche militari "spicciole" apprese in tanti anni di battaglie dall'uso di una bomba a mano al metodo più spiccio per far deragliare un convoglio. Roasio lo ricorda come un uomo che aveva sempre appresso una vecchia borsa di pelle sgualcita con dentro panini, cose di uso normale e... candelotti di dinamite. In Emilia diresse la lotta di Resistenza, in particolare a Bologna che era già praticamente liberata all'arrivo delle truppe alleate. Torna a Livorno definitivamente dove trova il forte e vivace Partito Comunista livornese del sindaco Furio Diaz, assume la carica di segretario della federazione di Livorno e si impegna nella lotta per la ricostruzione del paese,dal referendum per la cacciata dei Savoia all’attentato a Togliatti, dopo il quale in città e in provincia si vivono giorni veramente difficili contenuti grazie all’immensa stima e popolarità di cui gode.

Il 22 gennaio 1951 Ilio Barontini, Leonardo Leonardi e Otello Frangioni (due altri grandissiimi comunisti livornesi combattenti per la libertà) muoiono in un incidente d’auto mentre tornano dal XXX congresso del PCI di Firenze. Una folla immensa si riversa nelle strade della città e calorosamente saluta le salme dei tre grandi eroi stampati per sempre nella storia di Livorno.

 

 

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