dal Quartiere n° 33 - Un po' di storia di Livorno : Cantine rioni e gozzi , lo stretto legame con l'Antifascismo PDF Stampa E-mail

 

 


La Coppa Barontini è l’unica manifestazione remiera a carattere politico, perché, non solo ricorda un personaggio importante come il Comandante partigiano comunista Ilio “Dario” Barontini, che è stato un combattente per la libertà in Francia, Spagna, Italia e Africa, ma anche perché ogni anno la Coppa Barontini viene dedicata ad un avvenimento politico importante. La coppa Barontini nasce nel 1966 su iniziativa della sezione del Partito Comunista  San Marco - Pontino, in occasione dell’anniversario della Repubblica nata dalla lotta partigiana antifascista. Il Partito Comunista e i suoi militanti hanno dato tanto per l’organizzazione di questa gara remiera e per il suo regolare svolgimento negli anni.

 

Emerge un legame profondo tra questa gara e l’antifascismo, tra gare remiere e antifascismo. Basta pensare ai nomi dei gozzi:  

 

Quello del San Marco-Pontino si chiamo proprio I. D. Barontini. Ilio abitava in via Palestro, vicino a dove, nel 1922, furono uccisi dai fascisti nella loro casa i fratelli Gigli. Il Pontino era un quartiere antifascista dove tra il 1922 e il 1924 si svolsero  battaglie campali con i fascisti. Quando i fascisti arrivavano all’angolo di via Garibaldi, la gente gli tirava di tutto dalle finestre e gli abitanti li affrontavano fisicamente e con le armi. C’è una targa posta sugli scali del Pontino che ricorda proprio il coraggio e le battaglie degli abitanti di quel quartiere. I gruppi degli Arditi del Popolo sono nati qui. Inoltre Barontini quando emigrò in Corsica per sfuggire alla condanna del Tribunale Speciale, partì proprio dalla cantina del Pontino con una piccola barca a motore.

 

Il gozzo dell’Ardenza si chiama Alfredo Sforzini, medaglia d’oro per la Resistenza, ha combattuto come partigiano nella IV Brigata Garibaldi. Viene catturato dai tedeschi e sottoposto a indicibili torture; non dice una parola ed è condannato a morte per impiccagione. Riportato a Cavour su un autocarro, il valoroso partigiano, quando il camion si ferma all'angolo tra piazza Statuto e via Pinerolo per l'esecuzione, con le proprie mani si mette il capestro al collo e gridando "Viva la libertà!" si butta dal suo patibolo. Il corpo di Alfredo Sforzini resterà appeso per quarantotto ore, con un cartello al collo sul quale è scritto: "Così finisce chi spara ad un tedesco".  

 

Il gozzo dell’Ovosodo  si chiama Mario Camici, che è stato un compagno condannato dal Tribunale Speciale, morto in seguito alle torture e alle botte subite in carcere.  Il suo funerale si svolse nel 1936, in pieno regime fascista, e si svolse con un corteo funebre , che poi si trasformò in corteo antifascista che partì silenziosamente dalla sua casa, in piazza Cavallotti fino al cimitero dei lupi. I fascisti, tanta era la gente che si unì al corteo, codardi come sempre, non ebbero il coraggio di avvicinarsi. Poi , nei giorni seguenti, si scatenò una durissima repressione verso tutti quelli che avevano partecipato al corteo.  

 

Il gozzo del  Venezia si chiama Andrea Sgarallino. Gli Sgarallino furono una famiglia di garibaldini, che parteciparono alla valorosa battaglia contro l’invasione  Austriaca nel 1848 alla porta San Marco, e seguirono Garibaldi nella spedizione dei Mille.

 

Il gozzo del  Magenta si chiama Aramis Guelfi,  maestro d’ascia, antifascista livornese combattente per la libertà, condannato a 4 anni di reclusione dal tribunale speciale, ha combattuto in una formazione partigiana nella zona di Volterra.  

 

Quindi, parlando di gozzi e gare remiere, il legame con la storia di Livorno diventa automatico. Una storia fatta di antifascismo e ribellione.

 

 

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