dal Quartiere n° 35 - Assalto alla Prefettura : tre giorni di cariche e repressione da parte della Questura PDF Stampa E-mail

 

 

 

In questo articolo vorremmo fare un po’ di chiarezza sugli episodi successi a cavallo tra novembre e dicembre in città.

 

In quel periodo si tenevano le primarie del Partito Democratico e alcuni ragazzi dell’ Ex Caserma occupata, contrari ed esausti delle scelte politiche effettuate dalla governance cittadina hanno organizzato una contestazione contro i padri padroni della città al Terminal crociere. La prima è stata in occasione del comizio di Renzi il 19 novembre e il PD livornese probabilmente ha “lasciato fare” essendo schierato in questa città a favore di un altro candidato. Quando il 30 novembre Bersani, il candidato sostenuto dal PD livornese si è presentato in città ha subito la stessa contestazione da parte di una cinquantina di ragazzi e da parte di alcune operatrici sanitarie di Pisa da poco licenziate dalla Sodexo (78 licenziamenti).

 

Lo striscione titola: “Tagli al sociale, alla sanità e all’istruzione. Vota il PD per la distruzione”. La reazione della polizia è subito esagerata. Vengono effettuate perquisizioni personali all’ingresso del parcheggio (anche da membri del servizio d’ordine del PD). A un certo punto alcune delle lavoratrici licenziate chiedono di poter esporre uno striscione all’interno della sala “Qui da un mese e non ci siamo ancora arrese! Salute, lavoro, dignità… e non finisce qui”.

 

 

 

 

Viene impedito loro l’ingresso. Nasce una piccola lite sul chi può e il chi non può entrare, e in base a quali criteri. Dopo pochi minuti, mentre anche i ragazzi cercano di entrare (ma evidentemente non erano accettate voci fuori dal coro), la polizia carica le persone che volevano porre alcune domande a Bersani.  Partono  3  cariche  a freddo con manganellate e pugni da parte delle forze dell’ordine che feriscono due ragazzi al volto. Il presidio dura ancora mezzora e poi si scioglie.

 

 

 

 

 

 

Il giorno dopo, Sabato 1 Dicembre viene effettuato un presidio di protesta per denunciare i fatti svoltisi il giorno prima. Anche stavolta le forze dell’ordine guidate dal dottor Rossi sono molto nervose, evidentemente il referente del PD non vuole ulteriori proteste.

 

Il presidio porta le sue motivazioni fin davanti al Comune e poi torna in Piazza Cavour dove sta per avere termine. Stranamente però viene chiamato il reparto della celere in servizio allo stadio che fa varie minacce ed intimazioni di sciogliere immediatamente il presidio perché stava intralciando il traffico (il presidio era in quel momento nell’area pedonale di Piazza Cavour). Molta gente si ferma incuriosita a vedere la scena di alcuni ragazzi circondati dalla polizia. All’improvviso parte una violenta carica a freddo. I manifestanti sono colti nuovamente di sorpresa. Ci sono diversi feriti, tra i quali anche una donna che vedendo suo figlio picchiato interviene per chiedere che smettano, e riceve anch’essa una manganellata dopo essere stata gettata a terra, perdendo sangue dal naso e dalla testa. Tutti i commercianti e i passanti si indignano a vedere quella carica. Vengono girati diversi video e l’indignazione dei livornesi è palpabile. I feriti sono numerosi.

 

Quella sera in rete sui siti e i social network monta la rabbia cittadina che si da appuntamento per la Domenica sempre in Piazza Cavour, per ribadire il diritto a manifestare negato nei due giorni precedenti e rifiutare la violenza gratuita della polizia. Livorno si stringe intorno a quei ragazzi e dalle due manifestazioni di 60 persone, scendono in piazza oltre mille livornesi da ogni quartiere. La tensione sale, partono cori contro il questore e la polizia, i livornesi ribadiscono ancora una volta il rifiuto di ogni sopruso. Esplode la città, ormai stanca della precarietà e della disoccupazione dilagante, che cova rabbia per una vita sempre più difficile. Il corteo passa davanti alla Questura e lì partono soltanto dei cori ma il corteo prosegue. La rabbia esplode all’arrivo alla Prefettura, dove un gruppo di cellerini si era schierato in modo provocatorio sulla soglia. Probabilmente senza questa presenza non sarebbe successo nulla. Resta tuttora da capire perché il cancello della Prefettura fosse aperto alle 19 di sera, non si sa se per ingenuità da parte dei gestori dell’ordine pubblico o per provocazione o disattenzione.

 

Resta il silenzio sull’operato assurdo di un Questore contestato dalle stesse forze dell’ordine.

 

Resta anche il silenzio del partito che governa questa città che ha saputo solo condannare la violenza in senso unico.

 

Restano 36 indagati e 8 misure cautelari. Il PM aveva chiesto 8 arresti, ma già il GIP ha rifiutato questa mano pesante, sottolineando gli errori nella gestione dell’ordine pubblico dei giorni precedenti.

 

Resta la nostra solidarietà a tutti gli indagati i cui nomi e cognomi vengono sbattuti in prima pagina come se fossero dei mostri e non persone che si impegnano quotidianamente a fianco dei precari, dei disoccupati e degli sfrattati lottando insieme ai più deboli.

 

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