dal Quartiere n° 7 - Chiacchierata sul quartiere- Intervista al negozio di saponi di via Terrazzini n. 57 PDF Stampa E-mail

Jonathan ha 27 anni e da 2 anni gestisce il negozio di saponi in via  n° Terrazzini 57. Abita in via Mentana.

Come mai hai aperto il negozio in questo quartiere?

Perché l’affitto era più basso rispetto ad altre zone di Livorno, e prima di me c’era già un negozio simile che vendeva tutto per la casa.

Hai molti clienti del quartiere?

Si, i clienti abitano tutti nella zona perché in pochi vengono da fuori. Qui c’è il grande problema del parcheggio e i vigili fanno le multe senza nemmeno tollerare il  carico e  lo scarico delle merci. L’unico punto in cui si possono fermare i fornitori è in via Garibaldi, ma trasportare tutti i prodotti fino a qui è un problema, che non è soltanto mio, ma anche delle altre attività della zona. Lo stesso discorso vale per i clienti.

Ci sono diversi negozi simili al tuo nel quartiere, ti crea problemi?

No, non ci sono problemi, ho i miei clienti fissi che cerco di accontentare il più possibile, cercando di tenere i prezzi bassi.

Che differenza c’è tra fare la spesa in un negozio di quartiere o in un centro commerciale?

Nei centri commerciali, per quanto riguarda diversi miei prodotti, i prezzi sono più alti. Il risparmio si vede solo nelle offerte o nei prodotti di grande quantità, che però spesso non coincidono con le esigenze di persone che vivono da sole. Spesso inoltre le offerte fatte dai centri commerciali, sono facilitate dall’insistenza dei grossisti che può capitare che addirittura paghino per far mettere i loro prodotti in offerta. Inoltre un piccolo negozio rimane un centro di socialità nel quale conoscersi e scambiare due parole, cosa impossibile nei veloci ritmi del centro commerciale. Io seguo personalmente ogni cliente ed ho imparato col tempo a conoscere le loro esigenze.

Come va l’attività?

Non molto bene ultimamente, poiché la gente a causa della crisi cerca di risparmiare il più possibile, comprando i prodotti che costano meno a scapito della qualità, o addirittura rinunciando ad acquisti che appaiono superflui. Con quaranta clienti guadagno quasi meno di quando i primi tempi ne avevo quindici. Alcuni clienti “segnano” e poi pagano a fine settimana o a fine mese, perché tra affitti, tasse e bollette non ce la fanno a pagare subito, e io cerco di andargli incontro. Il guadagno mensile è basso, e io ce la faccio a vivere perchè abito ancora con i miei genitori.

Ti piace questo quartiere? Quali sono i lati negativi?

Il quartiere mi piace, ma si sente molto la miseria, cosa che ormai si sta diffondendo in tutta Livorno, a causa della mancanza di lavoro. Inoltre le case sono molto vecchie.

Ci sono stati alcuni accoltellamenti negli ultimi tempi, cosa ne pensi?

La cosa un po’ spaventa perché noi veniamo da una tradizione di persone sanguigne e schiette, che spesso litigano, ma la questione si è sempre risolta con una semplice scazzottata, l’utilizzo di coltelli, pone la questione in termini diversi. Purtroppo è una “moda” che si sta diffondendo anche nelle nuove generazioni, e non mi trova affatto d’accordo. Le vecchie generazioni erano persone massicce, uomini abituati a fare lavori pesanti, che non avevano bisogno di coltelli per difendersi.

Il quartiere è uno dei luoghi più multietnici di Livorno, hai mai assistito a episodi di intolleranza?

No, il razzismo non è nel dna dei livornesi. La gente è disturbata dall’atteggiamento irrispettoso che hanno spesso gli immigrati nel quartiere, ma questi episodi avvengono anche da parte di livornesi in altri quartieri. Ma in questi casi la gente che viene disturbata, non ci pensa due volte ad affacciarsi alle finestre e protestare. Secondo me la gente non deve essere intimorita a protestare se ci sono atteggiamenti sbagliati da parte di altre persone, io stesso se vedo qualcosa di sbagliato, non mi vergogno a riprendere tali comportamenti. Nella maggior parte dei casi comunque gli immigrati sono rispettosi e cercano di avere come noi una vita dignitosa in questo periodo difficile.

Le ronde possono essere una risposta ai problemi?

No, le ronde sono una risposta fascista a questi problemi, si rischia che la gente si faccia prendere la mano da un potere che gli viene attribuito in base a non si sa quale merito. Non è così che si risolvono i problemi, si deve cercare di risolverli alla radice.

 

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