dal Quartiere n° 18 - Chiacchierata sul quartiere- Intervista al macellaio di Piazza dei Mille n. 9 PDF Stampa E-mail

 

 

Stefano ha 42 anni e gestisce la macelleria di Piazza dei Mille 9 

Da quanto tempo hai la tua attività?

Ho sempre lavorato in macellerie in questo quartiere. Ho iniziato come dipendente, poi nel 1992  ho deciso di aprire una mia attività in via Pellegrini e nel 2005 mi sono trasferito qui in piazza dei Mille.

Vendi solo carne?

Principalmente carne, salumi, pollami, ma anche conserve, uova e qualche surgelato.

Perché hai aperto in questo quartiere?

Mi è capitata l’occasione di comprare quella macelleria a prezzo vantaggioso dai precedenti proprietari, inoltre avevo già lavorato in questo quartiere e quindi sono rimasto qui.

Come vanno gli affari?

La crisi un po’ si sente e negli ultimi anni c’è stato un  calo, ma non mi posso lamentare.In questo quartiere c’è sempre stata una grande quantità di macellerie. Mi ricordo che dove oggi c’è il New York Shop c’era una polleria, e un’altra era in piazza Garibaldi. Negli anni passati erano addirittura cinque, forse di più, anche perché i supermercati di un tempo non vendevano la carne e non c’era il reparto macelleria. Adesso invece siamo rimasti in tre, ma per fortuna in questo quartiere la gente continua a comprare la carne dal proprio macellaio di fiducia anziché al supermercato.

Che differenza c’è tra comprare la carne in macelleria o ad un centro commerciale?

Se fosse per me i centri commerciali non esisterebbero, con tutti il rispetto per chi ci lavora, ci mancherebbe! Chi viene da me vede la carne esposta sul banco, se la può scegliere e chiedere il taglio che vuole. Al centro commerciale la carne è già preconfezionata e non c’è il rapporto diretto con la figura del macellaio. E poi in una bottega come la mia si instaura un rapporto con i clienti, ci si conosce e si fanno due parole.

Chi si serve nel tuo negozio?

Soprattutto gente del quartiere, persone che conosco, vengono molte persone anziane e comunque con una certa mentalità, cioè abituate a fare la spesa come si faceva un tempo: fanno il giro dei negozi del quartiere dal panettiere, al verduraio, al macellaio. Invece i giovani e le famiglie che lavorano e hanno figli spesso non hanno il tempo di fare tutti questi giri e quindi si servono al supermercato dove trovano tutto insieme.  

Ti piace il quartiere?

Certamente, ho anche una casa qui. Anche se negli ultimi 10 anni mi sembra cambiato e peggiorato, perché molti negozi hanno chiuso, moltissimi! Non è però vera la descrizione che ne fanno i giornali, esagerando in peggio. Questo quartiere è stato demonizzato dalla stampa. Ad esempio, secondo me, altri quartiere come può essere quello di Fiorentina, per episodi di microcriminalità, sono peggiori.

Cosa ne pensi della multiculturalità del quartiere?

Innanzi tutto credo che le migrazioni facciano parte della natura umana, ci sono anche moltissimi italiani emigrati all’estero. A me personalmente piace conoscere culture diverse, ho diversi amici stranieri e non mi tiro mai indietro se c’è  da assaggiare cibi o ricette particolari, al limite dico “non mi piace!”. A volte la gente è diffidente verso chi non conosce, soprattutto la televisione ha inculcato questa mentalità, ma a Livorno la gente non è razzista. Il razzismo è una parola grossa, ed è un'altra cosa.

 

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