dal Quartiere n° 5 - La calda estate del quartiere sant’Andrea: analisi, riflessioni, proposte PDF Stampa E-mail

 

 

In questo numero del giornale vorremmo cercare di analizzare a freddo e con la mente sgombra dall’allarmistica campagna mediatica, i fatti accaduti nell’ultimo mese nel quartiere, e più in generale i problemi che gli abitanti si trovano ad affrontare quotidianamente.

Il quartiere che cambia

Questo quartiere ormai da diversi anni è investito da una trasformazione che riguarda la composizione dei suoi abitanti. Molti immigrati hanno trovato casa in questa zona ed altri hanno aperto qui i loro negozi, facendo del quartiere un colorato centro multietnico. Benché l’arrivo di nuove culture sia un fatto positivo che ha caratterizzato la nostra città per secoli, tuttavia trasformazioni così profonde ma così rapide investono la vita quotidiana delle persone e il tessuto sociale di un quartiere, cambiandone le abitudini, la vita in comune, la cultura e l’ identità. Questi cambiamenti avrebbero dovuto essere gestiti con coscienza dalle istituzioni attraverso l’applicazione di politiche mirate. Purtroppo nella nostra città, nonostante l’ immigrazione sia arrivata con dieci anni di ritardo rispetto ad altre città italiane, la situazione è stata lasciata al caso. Eppure ci sarebbe stato tutto il tempo per utilizzare le politiche fruttuose applicate in altre città, ed evitare quelle sbagliate. Ad esempio: il non aver gestito la politica abitativa ha fatto sì che il mercato immobiliare concentrasse tutti i nuovi cittadini nello stesso quartiere creando un sovraffollamento. Il fatto che queste culture siano raggruppate in un unico quartiere, fa sì che i vari gruppi continuino a restare uniti tra loro, rendendo più difficile l’incontro tra le differenti culture. Questo problema è simile a ciò che si creerebbe con la proposta della Lega Nord, che nelle regioni del nord italia ha proposto di creare classi per soli studenti immigrati, che in questo modo avranno ancora maggiore difficoltà ad integrarsi, ad imparare la lingua, e a conoscere la nostra cultura. Le amministrazioni che si sono succedute nella nostra città, non hanno avuto la capacità di previsione e progettazione. E’ solo grazie all’ intelligenza e alla maturità di tutti gli abitanti se la situazione pur con i suoi problemi non è degenerata. L’ immigrazione è un fenomeno nuovo per il nostro paese che si è trovato in poco più di cinquant’anni da essere una nazione povera dalla quale gli abitanti emigravano per cercare lavoro, ad essere un paese ricco che ha cominciato ad attrarre persone che a loro volta emigrano per scappare dalla fame. Visto che questo è un fenomeno che non si può fermare, bisogna che ognuno di noi lo accetti, che le amministrazioni locali aiutino a gestirlo, e che tutti, immigrati e non, agiscano in un’ottica di conoscenza, tolleranza e rispetto reciproco.

Nuoce gravemente al quartiere….

Per prima cosa dobbiamo evitare che chi fomenta l’odio razziale come vari leghisti, fascisti, rondisti, non abbia nessun tipo di agibilità politica nel quartiere. Il seguire i loro metodi è controproducente per tutti. Aumentare l’odio reciproco, non può che portare altro odio, e in questo modo la situazione andrà solamente peggiorando. Per risolvere i problemi di convivenza, è sempre meglio parlare con i diretti interessati, cercando il confronto e lo scambio di opinioni. I leghisti come Bossi alimentano l’ odio perché in questo modo raccolgono i loro voti grazie alla paura che essi stessi instaurano nella gente. La Lega Nord è un esempio perfetto di strumentalizzazione politica, ma anche tanti politici livornesi ad esempio del PDL alimentano l’ odio per raccattare voti, senza portare soluzioni concrete per una migliore convivenza. Le proposte di questo genere, così come lo schierare in forze la polizia non rappresenta una soluzione a lungo termine: la polizia al massimo può risolvere un’ emergenza ma non può risolvere nel lungo periodo i problemi di convivenza. Inoltre si deve prendere coscienza che alcuni problemi sono comuni a tutti i quartieri, ma quando si parla di sant’Andrea, le cose si amplificano sempre e se ne parla per giorni. Bisogna dare molto meno peso alla stampa locale quando descrive il quartiere come se fosse il Bronx; ampliare i problemi che già ci sono, danneggia tutti, dai residenti alle attività commerciali. In ogni quartiere ci sono i locali che attraggono clienti fino alla sera tardi, le persone che stanno fuori dai posti bevendo, chiacchierando e ascoltando musica. Questo porta sporcizia e disturbo in particolare per chi ha la sfortuna di abitare nelle vicinanze di questi locali ma come detto, tutto ciò avviene anche in Venezia o sul lungomare e non crediate che se scendete di casa in Venezia per chiedere di fare più piano o di non sporcare, verrete trattati meglio che in Sant’Andrea. Questo dimostra che i problemi di convivenza esistono anche in altre zone della città.

Ingiustizie

Qualche giorno fa è stata fatta una retata nel quartiere. Si tratta della reazione della questura a tutte le denuncie fatte sulla stampa e dai politici negli ultimi mesi. Peccato che la soluzione delle retate gestite dalle forze dell’ ordine non ha individuato pericolosi criminali, ma ha soltanto perquisito 50 persone a caso(ovviamente solo in base alla “razza”), pensando di risolvere la questione sicurezza, tramite l’ eliminazione dal quartiere di immigrati che non avevano il permesso di soggiorno. A nessuno di loro è stato contestato alcun reato specifico ne sono stati trovati in possesso di droghe o altro. Non possiamo essere d’ accordo con l’ equazione clandestino=criminale. Il rinchiudere delle persone sprovviste del permesso di soggiorno nei cpt(veri lagher moderni), nei quali si deve stare forzosamente per sei mesi anche senza aver compiuto alcun reato è l’ applicazione di questa equazione insensata. Queste persone non sono per forza criminali, spacciatori, trafficanti ecc. Ma sono spesso in realtà muratori al nero a 12 ore al giorno per 700 euro, lavoratrici domestiche, lavoratori ambulanti o avventizi agricoli. Ovvero persone che, pur essendo arrivate illegalmente nel nostro paese stanno cercando di vivere una vita dignitosa, lavorando e vivendo onestamente. Non possiamo tacere e acconsentire tutto ciò.

La nostra proposta

La migliore soluzione del problema passa dalle persone comuni che, presa coscienza di un problema, si auto organizzano per risolverlo mettendo in campo le proprie intelligenze, condannando glii episodi sbagliati quando si verificano ma anche attivando pratiche che facciano sì che episodi come quelli degli ultimi tempi non si verifichino più. Per far questo c’è solo bisogno di fare come si faceva una volta e cioè vivere i quartieri, spegnere ogni tanto la televisione e uscire di casa visto che fa anche caldo, conoscersi, scambiarsi opinioni, discutere e trovare insieme soluzioni, non per risolvere l’ emergenza, ma per migliorare la convivenza nel lungo periodo. Secondo noi questa è l’ unica soluzione e l’ abbiamo verificata stando spesso in piazza Garibaldi in queste sere. Per questo proponiamo a tutti un appuntamento: troviamoci in piazza Garibaldi tutte le sere dopocena e proviamoci, può essere un’ occasione per ricucire quei legami necessari ad una pacifica convivenza. Provarci non costa nulla e non abbiamo nulla da perdere, l’ alternativa è la guerra fra poveri in cui tutti abbiamo già perso in partenza.

 

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