dal Quartiere n° 12 - Tutto quello che nessuno vi dice sulla clandestinità e che invece dovreste sapere… PDF Stampa E-mail

 

Quando leggete sui giornali che sono stati espulsi dei “clandestini”, con grande vanto delle forze dell’ordine che effettuano queste operazioni, non pensate automaticamente che siano stati espulsi dei delinquenti, ma anzi, probabilmente quelle persone sono lavoratori spesso in nero, che sperano di avere un domani la possibilità di regolarizzare la loro posizione e sperano di migliorare la loro vita svolgendo qualsiasi tipo di lavoro.

 

Clandestini, permessi di soggiorno e CIE

Spesso in città, e anche nel quartiere, vengono fermati ed eseguiti controlli,  da parte delle forze dell’ordine, sugli immigrati.  Alcuni sono sprovvisti del “permesso di soggiorno”, ed è per questo che vengono espulsi dall’Italia oppure inviati nei CIE, centri di detenzione temporanea in attesa di espulsione, che non sono altro che vere e proprie prigioni, definite anche lagher da chi ha avuto la sfortuna di permanere. Ci preme dire che le persone fermate ed espulse, spesso non hanno compiuto nessun reato. Clandestino significa semplicemente essere sprovvisto del “permesso di soggiorno” , e  da quest’anno essere clandestini equivale a commettere un reato! Ma la clandestinità non riguarda solo coloro che sono arrivati illegalmente in Italia, ma bensì, anche coloro che sono arrivati regolarmente e che dopo un certo periodo perdono il lavoro. Un esempio: un immigrato arrivato regolarmente in Italia per lavorare riceve il permesso di soggiorno. Se malauguratamente perde il lavoro, cosa molto facile anche per gli italiani visto il periodo di crisi, se non ne trova un altro entro sei mesi diventa automaticamente clandestino, e passibile di espulsione o detenzione nei CIE. Nel terzo millennio, questo ci sembra roba da non credere! Il clandestino non è uguale a delinquente, e la clandestinità è uno status giuridico creato dalla nostra legge sull’immigrazione, che, non solo rende difficile ai migranti di arrivare il Italia in condizioni di regolarità, ma in più li lega inesorabilmente al loro lavoro.

 

L’immigrazione è un fenomeno inarrestabile

Restando sul piano della distinzione giuridica tra quelli dotati di una carta legale e quelli senza, bisogna riflettere sul fatto che i “regolari” di oggi, sono stati, in passato, clandestini. Andando ancora più indietro nel tempo, la nostra stessa storia italiana è caratterizzata dalle immigrazioni delle popolazioni meridionali verso le Americhe prima e verso l'Italia del nord poi. Un secolo fa sulle carrette del mare c’erano gli italiani che cercavano di immigrare in America spesso su imbarcazioni inadeguate, vittime di armatori senza scrupoli. Quindi noi, o almeno alcuni di noi, magari non direttamente ma attraverso nonni o parenti, abbiamo vissuto o, quanto meno, siamo il frutto di queste migrazioni. Sarebbe assurdo comportarsi duramente con chi sta facendo un’esperienza simile. Assurdo poi scaricare sulle spalle dei migranti tutti i guai della società, poiché la cronaca ci mostra ogni giorni delinquenti di casa nostra, anche tra persone insospettabili. E i problemi veri sono la mancanza di case, lavoro, servizi anche per gli italiani. L’immigrazione è un fenomeno inarrestabile. Perché il sistema economico, basato sul libero mercato, non fa altro che rendere i paesi dai quali provengono i migranti, sempre più poveri . E neanche noi non siamo esclusi da questo fenomeno di impoverimento, ciò è dimostrato dalla profonda crisi economica che stanno vivendo anche i paesi avanzati economicamente, e il fatto che anche molti italiani sono costretti ad emigrare all’estero per trovare un lavoro dignitoso.

 

Chi sono in realtà i clandestini

Ci inorridisce il fatto che le persone vengano criminalizzate , rimpatriate o spedite nei centri di detenzione temporanea solo per il fatto di non possedere il permesso di soggiorno, perché spesso questi “clandestini” sono coloro che accudiscono i nostri anziani, coloro che vengono fatti lavorare in nero e senza nessuna sicurezza nei cantieri edili in cambio di salari da fame. Sono persone, con una dignità, una storia, una famiglia alle spalle. Quindi, niente di più lontano dall’essere delinquente. Semmai sono i nuovi sfruttati, coloro che vedono legate le loro sorti ad un lavoro che non devono perdere in nessun caso per non tornare allo status di clandestini. La clandestinità serve agli sfruttatori senza scrupoli e ai governi per spostare l’attenzione della gente dai veri problemi del paese. E servono anche alle questure per far diventare problemi sociali  problemi di ordine e sicurezza pubblica. Nella povertà c’è terreno fertile per la micro-delinquenza e nella povertà è facile cadere vittima dello spaccio, dei piccoli furti spesso al soldo di organizzazioni malavitose nostrane.

 

Le nostre analisi e conclusioni

Senza voler minimizzare i fenomeni  legati all’immigrazione,  noi teniamo a ribadire che:

 

-clandestino non significa delinquente

 

-la clandestinità non può essere considerata un reato

 

-l’immigrazione è un problema sociale e non di ordine pubblico come viene affrontato dal governo inserendo la legge nel pacchetto sicurezza

 

-il fenomeno dell’immigrazione è inarrestabile, e notiamo un grande paradosso nella globalizzazione capitalista che non ha frontiere per la circolazione di capitali, beni e servizi, ma le applica per la libera circolazione delle persone.

 

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