dal Quartiere n° 12 - LETTERA di un abitante del quartiere sul taglio degli alberi all'interno della Diocesi PDF Stampa E-mail

 

Ci viene sollecitata la pubblicazione di questa lettera, già pubblicata dal Tirreno, per sollevare la questione riguardante il taglio degli alberi all’interno della Diocesi

 

Spettabile redazione, voglio fare una denuncia di un grave scempio ambientale che si sta consumando proprio in questi giorni nella centralissima zona cittadina, terreno al centro del triangolo via Terrazzini, via Pellegrini e via Galilei ed una pesante critica nei confronti del comune di Livorno, della Diocesi Vescovile di Livorno e dell’ ARPAT Livorno. Il terreno, come si legge dal pannello dei lavori affisso in via Terrazzini, è di proprietà della Diocesi Vescovile. Fino a pochi giorni fa vi si potevano trovare un bellissimo e secolare Cedro del Libano, molti pini comuni di minimo 50 anni (vista la loro dimensione), platani ed altre essenze arboree. Adesso sono rimasti, chissà ancora per quanti giorni, circa un quarto degli alberi. Hanno distrutto l’unico polmone verde di tutta la zona. Questo terreno verrà adibito a parcheggio ed i lavori di cementificazione sono già partiti. Come cittadino, appena vidi il primo albero abbattuto, chiamai subito l’ARPAT per esporre cosa stava accadendo e mi dissero che è il Comune di Livorno che predispone ed autorizza l’abbattimento del verde urbano, ma che avrebbero verificato se fossero stati ottenuti i regolari permessi. A distanza di due giorni, dopo altri alberi abbattuti, ho nuovamente chiamato l’ARPAT ma mi sono sentito dire che IO, avrei dovuto chiamare il Comune per sapere se tutto è in regola, nonostante ARPAT significhi Azienda Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana. Ho espressamente chiesto al funzionario arpat se potevano controllare in comune e sul campo, visto che sono un ente nazionale di controllo, ma mi sono sentito dire nuovamente che loro non possono interferire, bisogna sentire il Comune. Questo mi ha molto rammaricato, perché io come singolo e privato cittadino non ho gli strumenti e i poteri per poter verificare la regolarità di tutto ciò.In secondo luogo, mi chiedo, ma è mai possibile che qualcuno abbia dato l’approvazione per la distruzione dell’unica zona verde a scapito di un piatto e grigio (ma remunerativo) parcheggio privato di proprietà non comunale, bensì della Diocesi Vescovile? Che interessi ha il Comune per far fare alla Diocesi un parcheggio privato distruggendo tutto ciò che vi è al suo interno? Qualcosa non quadra nella dinamica. Mi stupisce anche il fatto che il  parroco di Sant’Andrea, Don Medori, che in periodo elettorale sbandierava Marco Cannito come unica soluzione, non abbia fatto la minima protesta per tutto questo, eppure la chiesa confina con il terreno. Concludo dicendo che, alla luce dei fatti, è inutile allora che venga chiesto di portare rispetto alla propria città, di riciclare, di non inquinare, di rispettare l’ambiente quando per primo il Comune decide di far abbattere e cementare l’unica zona verde del centro; chi dovrebbe controllare e far rispettare le normative ambientali declina le responsabilità sul cittadino ed in ultimo, la Chiesa, che “predica (mica tanto bene) e razzola molto male”, perché in nome del denaro non si degna minimamente di preservare quello che comunque è “opera di Dio”, dove è finito “il Creato”??? Sdegnato e amareggiato, invito tutti i cittadini del quartiere a farsi sentire e a cercare di salvare quel poco che, ahimè, ormai è rimasto.

 

Livorno 21 Luglio 2009 Michele Polese, amante e rispettoso della natura.

 

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