dal Quartiere n° 13 - Un po’ di storia di Livorno…Aprile 1960: gli scontri con i parà PDF Stampa E-mail

La politica italiana durante il febbraio del 1960 fu sconvolta da una grave crisi di governo che terminò solamente un mese dopo con la formazione del Gabinetto Tambroni, il quale riuscì ad avere la fiducia grazie ai voti decisivi del Movimento Sociale. Questo non fece altro che gettare di nuovo il paese in una situazione di stallo, contrapponendo i vari partiti; da una parte il partito di maggioranza, la D.C., dall’altra P.C.I. e P.S.I. che auspicavano un’apertura verso sinistra per cercare di risollevare la politica italiana. La città di Livorno non stava attraversando un periodo felice dal punto di vista lavorativo, le numerose crisi del Cantiere ne erano la dimostrazione più lampante. La difficile situazione politica italiana fu la cornice ai cosiddetti “fatti di Livorno” che colpirono la nostra città nell’aprile del 1960.  Non è facile scrivere la cronaca di quelle sere furibonde, tanti furono gli avvenimenti che si susseguirono presso il centro cittadino di Livorno. Cinque giorni di scontri che animarono la città e lasciarono una serie di strascichi anche a livello nazionale. Nel tardo pomeriggio del 18 aprile 1960, giorno di “Pasquetta”, alcuni paracadutisti di stanza presso la caserma Vannucci di Ardenza, situata alla periferia della città, molestarono una ragazza che si trovava in compagnia del fidanzato in via Grande.

Questo episodio, la cui notizia era circolata velocemente nel centro cittadino, venne indicata da molti periodici dell’epoca, come causa degli avvenimenti che seguirono. Un gruppetto di giovani livornesi infatti aveva subito reagito al momento delle molestie, era volato qualche pugno e tutto era finito in una breve rissa. Un episodio da dimenticare in fretta, se non ci fosse stato, il giorno dopo, il 19 aprile, in piazza Grande il ritorno dei paracadutisti su due camionette, con l’aria di chi vuole dare una dimostrazione di forza. I parà stavano uniti in previsione dello scontro, i giovani erano invece schierati di fronte al caffè Gambrinus. Di lì a poco, infatti, cominciò nella piazza una violenta colluttazione. Molti esercizi commerciali, per lo più bar della zona, abbassarono le saracinesche, offrendo così rifugio ai molti passanti, soprattutto donne,  colti di sorpresa dall’accaduto. Fu a questo punto che intervennero sia la “Celere” che le pattuglie della Mobile. Cominciò un movimentato carosello di camionette e mezzi della polizia che tentavano di disperdere i nutriti gruppi di giovani che accorrevano da ogni parte. Questi scontri continuarono anche nei giorni seguenti, soprattutto tra i ragazzi del posto, accorsi anche dai rioni più popolari di Shangay e Corea e le forze dell’ordine in primis. In conclusione all’ospedale civile e a quello militare si presentarono ventidue civili e otto paracadutisti. Inoltre gravi danni sarebbero stati riportati anche ai negozi di via Grande, di via del Giglio e via della Madonna e alle abitazioni del centro cittadino, dove vennero create addirittura delle “barricate” per contrastare le forze dell’ordine. Tutte le autorità cittadine, dal vescovo Mons. Andrea Pancrazio, al sindaco Nicola Badaloni, all’indomani di questi disordini consigliarono di non conservare rancore. Dopo poco venne festeggiato l’anniversario per il 25 aprile in una manifestazione presso il teatro “La Gran Guardia”. T

ratto da Senza Soste n.28 (luglio 2008)

 

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