dal Quartiere n° 36 - 25 aprile 1945 : LA LIBERAZIONE ! Revisionismo storico e memoria storica Stampa

 

 

Il revisionismo storico è un'illegittima manipolazione della storia per scopi politici, e negli ultimi venti anni ha preso sempre più piede, diventando pratica non solo della destra fascista, ma purtroppo anche di una sinistra moderata e democratica nata nella “seconda repubblica”, e avviata a distruggere lo stato sociale e la Costituzione nata dalla Resistenza partigiana. Tutto nell’ottica di una demagogica e un’improbabile riappacificazione col passato, tra vinti e vincitori, tra vittime e carnefici.

Il caso forse più famoso in Italia è quello di Giampaolo Pansa, giornalista, ex partigiano, che col nuovo millennio passa all’estrema destra dei negazionisti, più che dei revisionisti. Il suo libro più famoso in quest’ottica è Il sangue dei vinti pubblicato nel 2003, che racconta degli anni subito successivi la Liberazione in cui molti ex-fascisti riciclati furono giustiziati da ex partigiani (e non solo). Vittime, secondo l’autore, che però ben si guarda di raccontare cosa avevano fatto queste “vittime” quando erano al potere.
Il revisionismo storico tende a non contestualizzare i fatti di cui si parla, ma dà un’interpretazione per lo più emotiva.

E’ bene quindi ricordare sempre che la Resistenza fu un moto di popolo, frutto di una reazione spontanea e largamente diffusa. Ebbe molte forme, non solo quella dei partigiani sulle montagne; resistenti furono anche i civili che li aiutarono, i militari che passarono alla Resistenza dopo l’ 8 settembre 1943, e i prigionieri di guerra che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò.
E’ bene ricordarlo in questo mese di aprile, dedicato alle celebrazioni della Resistenza, di stare sempre attenti ad un revisionismo storico che mira a riscriverla sui bisogni dei nuovi potenti . La storia è un’azione di ricostruzione lenta e paziente, va arricchita ogni giorno di nuovi approfondimenti, di nuove testimonianze; ma ciò non ha nulla a che vedere con un improponibile revisionismo e con una riscrittura che stravolge il corso degli eventi. Per questo è importante celebrare il 25 aprile, anniversario della Liberazione.

I valori della Resistenza e dell’antifascismo sono le fondamenta della Costituzione italiana.
E la memoria dell’orrore della guerra, e della dittatura fascista è un patrimonio comune di tutti . La Resistenza è uno dei tasselli cruciali dell’idea nazionale; non un mito da sfatare, né il vessillo di una fazione, bensì la reazione delle coscienze alla sfida contro i valori e la dignità dell’uomo.
La Resistenza è composta da chi prese le armi in pugno, partigiani, soldati, militari che seguirono l’impulso della propria coscienza; ma anche da gente comune, cittadini che aiutarono e soccorsero feriti, fuggiaschi, combattenti, esponendosi a rischi elevati; e anche da coloro che furono  prigionieri nei campi di concentramento in Germania , e chi rifiutò di collaborare con i nazi-fascisti.

Il lavoro della memoria presuppone la giustizia, non per spirito di vendetta, ma per riaffermare i fondamenti della nostra storia.
Il problema più grosso è che in Italia non esiste una memoria condivisa, perché non c’è mai stato un taglio netto col passato, una “epurazione” di tutti quelli che avevano sostenuto il regime fascista. L’amnistia di Togliatti nel 1948 libera molti criminali di guerra e li ricicla nelle istituzioni. I giudici dei tribunali e delle corti rimangono gli stessi dell’epoca fascista, e quindi perseguitano i “reati” dei partigiani molto di più dei crimini fascisti. Persino i questori e i prefetti rimangono gli stessi in molti casi.

E nel 1946 nasce il Movimento Sociale Italiano, fatto sconcertante in quanto per la nostra Costituzione era reato costituire un nuovo partito fascista. Come ricorda una scritta fatta sul muro della Fortezza Nuova molti anni fa e che nonostante i restauri e il tempo riaffiora sempre : “MSI fuorilegge”…